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domenica 22 ottobre 2017

Il cane geloso e il cane attore

Avete mai avuto un cane che, quando ritiene che non gli stiate dando abbastanza attenzione, tira fuori acciacchi improbabili? La zampina che gli fa male senza una causa comprensibile, gli occhioni da cucciolo disperato che vi fissano, l'incapacità di alzarsi anche per fare la passeggiata, fino a quando non lo prendete di peso e lo mettete fuori di casa o magari, preoccupati, lo portate dal  medico veterinario. Ecco che, nel preciso istante in cui ha la vostra attenzione (o quella del dottore) magicamente passa tutto. La zampa non gli fa più male e l'impossibilità tragica di mettersi in piedi scompare. Se poi in cambio c'è un biscottino, non ne parliamo proprio.

"USCIAMO?"

In pratica non avete un cane, avete un drammaturgo greco pronto a interpretare la sua parte ogni volta che, per impegni o magari semplicemente perché siete stanchi e stressati e per un periodo vorreste solo rilassarvi leggendo a letto, il povero Fido decida che lo stiate trascurando troppo.
Ecco, questa è la descrizione di Ciro, il cane più paravento che esista. In realtà, il primo giorno in cui l'ho portato dal veterinario, questo me lo ha adocchiato in grande stile; mentre lo visitava l'ha detto! La frase fatidica per cui ora lo vorrei abbracciare forte, forte, forte, con lo stesso affetto di un boa con un topo, è uscita puntuale dalle sue labbra: "questi sono i cani che dal veterinario ci vengono solo per il vaccino!". Preciso come un cupo jettatore ha colpito il suo bersaglio, tant'è che il nuovo veterinario un giorno, l'ennesima volta che l'ho chiamato in poche settimane, mi ha chiesto perché il mio cane cercasse di suicidarsi. Ha avuto la rogna, l'otite e l'otite purulenta, un veterinario  (sempre il signor fortuna della premonizione) gli ha beccato un nervo facendogli un'iniezione intramuscolo, ha sofferto di reni, in un giardino ha saltato un muretto facendo un volo di 4 metri, ha calpestato un'ape, è stato attaccato dalle vespe passando vicino a un nido, si è misteriosamente lesionato la cornea di un occhio, le ha prese svariate volte dai cani di alcuni parenti che fuggivano dal giardino (e una delle ultime volte gli è costata venti giorni di terapia), si è aperto un piede non ho mai capito come, ecc.
Ora, lo sapete perché ve l'ho raccontato in questo post, il mio peloso partenopeo di nome, per non farsi mancare nulla, ultimamente è stato parecchio male per cause sconosciute (anche se alla fine ci siamo orientati su una Piroplasmosi), motivo per cui mi sono preoccupata a morte, già pensando a quale alberello piantare sulla sua tomba, anche perché pure il veterinario non era particolarmente ottimista. Fortunatamente, alla fine questa reincarnazione di sfiga canina, che nonostante tutto è il cane più buono del mondo, si è ripreso molto bene ed è tornato quello di prima. Il problema della malattia che sospettiamo  (e per la quale al momento non posso fare il test sierologico per motivi di portafogli) è che c'è la possibilità di una recidiva, motivo per cui ovviamente siamo in allerta.
Inutile dire che il povero Otto, l'altro cane,  ha ricominciato ad essere isterico. Il mio "diavolo rosso" è affetto da sindrome da privazione sensoriale, il che lo rende un fifone di prima categoria, tanto da diventare una pila elettrica sbavante e trenante anche se accendo la lampada delle zanzare (infatti l'ho appena dovuta spegnere, anche se mi stanno dissanguando). Per ovviare a questo fatto, abbiamo lavorato tanto con lo psicobaulogo (che sarebbe il veterinario comportamentalista, ma detto così non rende l'idea) per fargli superare la cosa cercando di fargli trovare in me la sua sicurezza, cosa che ha funzionato perfettamente. A dire il vero, anzi, ha funzionato pure troppo, tanto che alla fine sono finita dall'educatrice per cercare di renderlo più indipendente. Premetto che non ho potuto terminare le sedute, comunque in parte è andata bene, tanto che la sua collocazione spaziale preferita è passata da addosso a me a sempre addosso a me, ma con la differenza che almeno per un po' sono riuscita ad uscire lasciandolo in giardino senza dover giocare ad "1, 2, 3, stella" tutte le sante volte che metto il naso fuori di casa, situazione in cui lui mi segue ma appena si accorge che mi giro a guardarlo si blocca e fa finta di guardare da un'altra parte. Comunque il pianto greco appena provo ad uscire non glielo toglie nessuno.

Ferma su galline 

Per darvi un'idea di come Otto non sia assolutamente dipendente da me (leggasi "ironia"), vi faccio un esempio: quando ripasso una materia cammino e solitamente lo faccio intorno a un tavolo. Otto mi segue regolarmente passo passo per i primi 10 minuti, finché non capisce che non vado da nessuna parte e può rilassarsi sotto il tavolo, al centro, in modo da essere sempre equidistante da me senza mai però perdermi di vista. Se, per puro caso, cambio itinerario viaggiando avanti e indietro da una stanza all'altra, lui immediatamente si alza e ricomincia a seguirmi.
Ora, immaginate il legame patologico di Otto verso di me e traslatelo in una situazione in cui il 90% della mia attenzione è stata rivolta a Ciro per avere l'idea dello stato catastrofico in cui è andato a ritrovarsi lui, che normalmente non mi permette nemmeno di accarezzare gli altri animali perché si mette prepotentemente in mezzo. Nonostante questo è sopravvissuto allo stress, ma ha ripreso buona parte di quei comportamenti che eravamo riusciti a debellare, compreso il non farmi uscire di casa da sola. Attualmente, ha iniziato anche a zoppicare, motivo per cui è sotto stretta osservazione e, be', un po' più di coccole alla fine dei conti se le merita.
Ora, c'è da dire che tutti i miei animali mi sono particolarmente legati e tendono a seguirmi, tanto che mia madre mi ha soprannominata "San Francesco". Quando studio me li ritrovo tutti accoccolati vicino, ma Otto è quello che normalmente si becca anche il ripasso finale, guardandomi con quegli occhi fissi e la testa piegata di lato come a dire "ma che cose strane stai dicendo?". Normalmente comunque sono tutti svenuti nelle vicinanze ad aspettare che gli dia retta, anche se pure in quei periodi la mia mancanza la sentono.




Finisce tutto così? Manco per niente! 
Caso ha voluto che per motivi di impegni e di stress cosmico, nell'ultimo periodo sia stata a casa poco e di conseguenza abbia dato poca confidenza ai miei pelosetti. Fra l'altro, con la stagione autunnale e sempre per gli impedimenti materiali di cui sopra, ho dovuto interrompere l'alimentazione umida per ricominciare con i croccantini, per cui Ciro si è ritrovato da iper coccolato e super viziato, con me che facevo la guardia perché gli altri animali non gli rubassero il cibo e una volta gli ho persino permesso di salire sul mio letto, a dover fare i conti con il ritorno ai croccantini e la condivisione delle attenzioni.



Dopo meno di una settimana di croccantini il commediante ha messo in pratica ciò che ha imparato in quasi 11 anni di infortuni: "Sto male = tante coccole e vizi". La zampa anteriore di Ciro, infatti, qualche giorno fa ha ricominciato a dargli fastidio... solo finché non si trattava di uscire fuori ad abbaiare contro qualche animale selvatico.
Ora, magicamente, dopo che ieri ho cominciato a massaggiare la zampa di Otto che invece zoppica da più giorni (e lui, di solito, non recita) e a stargli vicino per capire se ci siano altri sintomi, stamattina Ciro ha ricominciato a non poggiare la zampa posteriore, esattamente come faceva i primi giorni di malattia a settembre. L'unico problema è che lui zoppica SEMPRE da quella zampa o dall'anteriore destra quando cerca attenzione,  per cui ora non si capisce se recita o se ha davvero dolore. Sicuramente per ora mangia e la temperatura è normale, inoltre non è improbabile che siano semplicemente acciacchi dell'età, ma nel frattempo qui si sta con il termometro a portata di mano ad assicurarsi che l'appetito non subisca diminuzioni e soprattutto a chiedersi se stia male davvero o meriti la nomination come miglior attore protagonista.
In ogni caso, lunedì una gita dal veterinario non gliela leva nessuno. 

E voi avete mai avuto animali "attori" o super gelosi?

martedì 17 ottobre 2017

Dalla fantasia alla realtà: il Tasso

In "Spiriti della Natura", uno dei personaggi fino ad ora più nominati è la guardia reale Tasso. Ne ho fatto un ragazzo coraggioso, aggressivo e sfrontato, che non si tira mai indietro davanti al pericolo e che, anzi, quando ne ha l'occasione non manca di provocare l'avversario. Quanto c'è del vero tasso in questo? Ma soprattutto, cos'è il tasso?
Meles meles è un plantigrado abbastanza grosso e robusto, appartenente alla famiglia dei mustelidi, che per le sue dimensioni sembra essere uno dei più grandi rappresentanti della famiglia. Pur trattandosi di un animale piuttosto pacifico, se viene provocato può rivelarsi molto combattivo e aggressivo, tanto da essere incluso fra gli animali pericolosi.
Il Tasso è un animale tozzo e pesante, con una testa piccola e allungata fornita di grossi denti aguzzi e decorata da una  mascherina nera su fondo bianco, che parte dal labro superiore per raggiungere la base delle orecchie passando dagli occhi. Il corpo ha una lunghezza variabile fra i 60 ed i 90 cm (esclusa la coda che va dagli 11 ai 24 cm) ed è caratterizzato da un colore grigio, mentre gola, collo, petto e zampe sono neri. Le zampe sono corte e robuste e fornite di lunghi artigli ricurvi, atti a scavare ed utilissimi per la difesa e l'offesa. Il corpo è ricoperto da un mantello morbido, con fitto e caldo sottopelo; il pelo viene utilizzato per la produzione di pregiati pennelli da barba (mah!).

Tasso in attesa di essere liberato

Il Tasso ha abitudini crepuscolari-notturne, mentre durante il giorno se ne sta tranquillo all'interno della sua tana, costituita da lunghe gallerie che collegano diverse camere all'interno delle quali stanno gli animali. La tana, che raramente può essere condivisa con animali di altra specie, come l'istrice o la volpe, presenta più sbocchi verso l'esterno, in modo da avere sempre un'uscita libera in caso di ostruzioni. In alcuni casi le diverse uscite possono essere utilizzate da più gruppi familiari che condividono la stessa tana. Le tane più vecchie  possono avere anche estensioni ragguardevoli, con numerose camere collegate fra loro. Normalmente il gruppo familiare è costituito da 5 o 6 individui.
Le abitudini alimentari del tasso sono onnivore e comprendono insetti, uova, piccoli mammiferi, nidiacei e carogne; la prevalenza dell'alimentazione, tuttavia, è costituita da vegetali, quali ghiande, frutta, cereali, tuberi, ecc.
Nella mia regione, la tradizione vuole che la "melogna" (nome dialettale del tasso), si nutra quasi esclusivamente di mele, motivo per cui le carni sarebbero eccellenti. Sinceramente non tengo particolarmente a indagare sulle qualità organolettiche della specie, anche perché è annoverata fra quelle protette.
Sicuramente è un animale dalle abitudini estremamente interessanti e che andrebbero approfondite. Io spero di avervi dato lo spunto per indagare un po' di più su questo simpatico e schivo animale.

Nella mia esperienza nel ho visti diversi e posso assicurare che non è fra gli animali che maneggio più volentieri (per non dire che mi fa proprio paura mettermici a contatto 😅). Ricordo che una volta mi hanno raccontato di un individuo che era caduto in una gebbia vuota o simili e quando è stato recuperato ha rotto il trasportino di metallo in cui era stato messo per il soccorso, liberandosene non appena tirato fuori. Il trasportino è ancora al cras e presenta le sbarre ripiegate.
Quest'estate, invece, un individuo ferito è stato recuperato a San Vito sullo Ionio da un mio amico e gli ha spaccato la gabbia di metallo in cui lo aveva messo. Fortunatamente i segnalatori ne avevano un'altra. L'animale poi è stato portato al cras di Messina (perché quello dove sono volontaria io non lo ha preso per vari motivi sui quali sorvolerei) e da poco è stato liberato presso l'oasi WWF del lago Angitola, al sicuro dai bracconieri, si spera. È stata una bella soddisfazione, che condivido con voi tramite la foto del post. Purtroppo mi si è rotto il PC e non ho altro materiale fotografico a disposizione finché non riesco a recuperarlo dall'hard disk.
In ogni caso, ora che avete conosciuto un po' l'animale che dite, il Tasso del mio racconto di fantasia gli assomiglia?

mercoledì 4 ottobre 2017

Disavventure odontoiatriche

Oggi, dopo una settimana che soffrivo per un dente del giudizio poco collaborativo, ho finalmente deciso di andare dal dentista. Non è che non ci volessi andare per paura o altro, semplicemente su queste cose sono estremamente pigra e inoltre non lo ritenevo utile, avendo già avuto fastidi da questo dente e pensando che si sarebbe risolto come al solito in un paio di giorni e con qualche goccia di tintura di propoli. Fra l'altro, con il pensiero di Ciro e la sua malattia, il dente era proprio l'ultimo dei miei pensieri. Quando, tuttavia, ha iniziato a darmi fastidio l'orecchio, oltre ad un mal di testa costante e dolori lancinanti anche con un semplice sbadiglio, mi sono arresa all'idea che mi toccasse trovare un odontoiatra. 
Trovato il numero di un conoscente di papà, abbiamo preso appuntamento e oggi pomeriggio siamo andati. 
Nel momento esatto in cui siamo entrati, ho immediatamente subito il classico intimidimento da studio medico, ma non ci ho dato troppo peso poiché lo studio era comunque piuttosto accogliente. 
L'assistente del medico mi ha fatta accomodare in sala visite e mi ha subito preparata con un simpatico telo usa e getta, di quelli che usano i dentisti, di un bel colore arancione acceso. 
Divertita dalla visione sicuramente più allegra del solito "verde chirurgia", ho atteso che arrivasse il medico, comparso poco dopo con l'aria simpatica e la casacca in tinta con il telo.

immagine presa dal web


Dopo la visita in cui mi ha spiegato accuratamente il problema, si è occupato di fare una pulizia intorno al dente, operazione tutt'altro che piacevole. Ora, non so dire se sia stato un'ipossia per l'irrigidimento dovuto al dolore o un semplice problema di ipotensione, fattostà che dopo un minuto stavo tentando, con  molta nonchalance, di non far capire a medico e assistente che il mio campo visivo si era ristretto ai minimi termini, con vampate di calore e giramenti di testa, cosa che mi è già successa altre volte, ma mai da seduta. 
Sospetto di aver assunto la colorazione sana di un pupazzo di neve e la cosa non dev'essere passata inosservata, poiché il medico ha prontamente abbassato la sedia visite e mandato l'assistente a prendere l'apparecchio della pressione ed un bicchiere di acqua e zucchero, con un ironico "impressionata? E quando faremo l'estrazione come facciamo?". Inutile dire che volevo morire lì. Io fra l'altro non sono il tipo che si impressiona (considerando che come "hobby" ho scelto qualcosa per cui spesso e volentieri estraggo, anche con una certa soddisfazione, larve di mosca da ferite necrotiche o da arti con le ossa  esposte e frantumate) e la pressione non era così bassa da giustificare quel crollo. Tutt'ora non ho capito cosa sia successo.
Mentre me ne stavo sdraiata con la testa in basso, l'assistente del dottore è tornata con l'acqua zuccherata, cosa che ha aperto un siparietto comico per la posizione in cui avrei dovuto bere mentre il dottore non voleva farmi sollevare per paura che crollassi di nuovo. Non essendo loro provvisti di imbuto per facilitare la deglutizione e in seguito ad un mio coraggioso "ma no, Dottore, sto meglio, non si preoccupi è già passato", l'odontoiatra ha sollevato di nuovo la sedia, cominciando a spiegarmi il mio problema al dente e come intervenire. Molto interessante, peccato che io abbia fatto l'errore di mettermi seduta e, dopo due minuti netti, sia finita di nuovo sdraiata gambe in alto con l'apparecchio della pressione e il secondo bicchiere di acqua e zucchero.
A parte l'aver preso tutti a ridere la situazione, il problema era che il simpatico odontoiatra con l'allegra casacca arancione ha deciso che finché non mi fosse salita la pressione diastolica sopra i 60 non mi sarei potuta alzare (cosa che ho apprezzato molto, in realtà). Al quarto tentativo rimasto inascoltato di spiegargli che, essendo io notevolmente ipotesa di natura, se avesse davvero voluto aspettare ciò, saremmo potuti stare lì vita natural durante, è rientrato in sala visite mio padre. Il mio povero genitore, in tutta la storia, era rimasto ad aspettare in sala d'attesa e, sentendo parlare da fuori tanto a lungo, si meravigliava di quanto fossero dettagliate le spiegazioni del dentista. Solo quando anche papà gli ha garantito che la mia pressione diastolica è sempre stata paragonabile a quella di un vampiro, il dottore si è finalmente deciso a farmi rialzare, lentamente, sollevando la sedia a tappe, senza fretta, con attenzione e insistendo per offrirmi un caffè.
In ogni caso (sebbene la testa ancora girasse) sono riuscita ad arrivare alla macchina con le mie gambe.
Comunque sia, dopo la pulizia il dente va molto meglio e in fin dei conti è stato utile a decidermi a farmi visitare dall'odontoiatra che, con il telo e la sua casacca arancione, mi ha anche messo allegria.



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lunedì 2 ottobre 2017

Doni d'autunno

Oggi mia sorella ci ha lasciato i suoi figli per andare a sbrigare delle commissioni, così, per togli... ehm... per tenerli impegnati, mia madre li ha fatti venire con me a passeggio con i cani, per andare a vedere le galline. 
Mentre passeggiavamo, pensavo al nuovo argomento di "Ispirazioni&co." e mi chiedevo come avrei mai potuto fare a scrivere un post sul tema "arancione". 
In ogni caso, ho pensato che era un bel po' che non vi ammorbavo con i miei "post-scampagnata", così, ne approfitto per scrivere uno dei miei soliti articoli da passeggiata domenicale.
L'autunno è iniziato e la campagna ci mostra quelli che forse sono i più bei colori della natura: il verde dei prati che con le prime piogge si riprendono dal caldo estivo e i colori variegati degli alberi, che in questo periodo si presentano come un patchwork di foglie verdi, gialle, rosse, arancioni e marroni. L'arancione è un colore base dell'autunno, ma richiamare il tema così è troppo facile.
Ben presto, questa tavolozza di pastelli naturali lascerà il posto al grigiore degli alberi spogli. A proposito di grigiore, non dimentichiamo il cielo che da azzurro e sereno sta rapidamente diventando plumbeo. Quelle nuvole non annunciano nulla di buono...
Accompagnando i nipotini verso il pollaio ho realizzato che gli alberi da frutto che fino ad una settimana fa mi sussurravano "aspetta e spera", con le prime piogge e le temperature rimaste comunque elevate, hanno cambiato la loro opinione in "muoviti che qui si perde tutto". Non il melo cotogno: per lui e i suoi discendenti spontanei c'è ancora tempo, ma è meglio tenerlo d'occhio. Il noce accanto, invece, sta già disseminando in giro i suoi frutti da un po'. Come sia arrivato lì è un mistero: nessuno si ricorda di averlo piantato (e visto il punto in cui è cresciuto non me ne meraviglio affatto) né abbiamo idea di quanti anni abbia, ma sicuramente almeno una decina. In ogni caso, lo abbiamo scoperto l'anno scorso, giusto perché io ho fatto caso ai frutti.



Continuando a camminare, superato il noce, il cotogno, il pontino sulla sorgiva ed una serie di alberi e piante che non ho idea di cosa siano, dietro il frangivento di ulivi, la mia attenzione è stata attirata da qualcosa che avevo dimenticato. I Kaki, ecco l'idea! Non c'è arancione più arancione in questo periodo. Come abbia fatto a dimenticarli è un mistero. Domenica scorsa sono passata  passeggiando con Ciro e Otto, ma erano ancora totalmente acerbi, mentre invece oggi la metà erano già da buttare, per la felicità di insetti, uccelli e piccoli animali golosi di frutta zuccherina. I nostri diospiri sono assolutamente biologici (per non dire totalmente abbandonati a sé stessi) e per riuscire a mangiarne i frutti bisogna arrivare prima degli altri commensali. Ovviamente non ci riusciamo mai, ma ormai le piante sono abbastanza grandi e ce n'è per tutti.



Immagino che vi aspettiate la solita pappardella sulla pianta e gli animali ad essa collegati, invece no. Stavolta vi devo deludere, perché di questa pianta (come in realtà della maggioranza delle altre), non so dirvi assolutamente nulla, nemmeno che qualità sia. Anzi, se qualcuno volesse darmi qualche informazione, non mi dispiacerebbe. Se non ricordo male, mio padre mi disse che sono i kaki vaniglia, ma vai a vedere se è vero. Sicuramente sono dolcissimi, senza semi e delicatissimi, nel senso che sono morbidi e si spiaccicano facilmente, per la mia felicità visto che li ho dovuti raccogliere a mano nuda, senza alcun attrezzo. Però sono buonissimi e poi colti e mangiati sono sempre un'altra cosa.
Bisogna stare attenti a mangiarli quando sono ben maturi, altrimenti allappano (termine che utilizziamo per indicare la sensazione spiacevole di "bocca impastata" lasciata dai frutti acerbi; non so se in italiano sia corretto). Tuttavia, essendo delicatissimi, raccoglierli al momento della maturazione può essere complicato per la facilità con cui si rompono.
Mia madre mi ha raccontato che loro li raccoglievano quando erano ancora acerbi, per poi lasciarli maturare sotto la paglia. Io ho preferito raccogliere quelli già maturi per cercare di salvare il salvabile.


Seppure intenzionata a prepararmi per fare una scorpacciata, però, avevo sempre promesso ai nipotini di andare a vedere le galline, motivo per cui la passeggiata è proseguita, passando davanti al melograno e poi arrivando fino al magazzino per prendere il mangiare per le ovaiole e il pulcino, momentaneamente isolato insieme alla chioccia per evitare problemi con le altre galline (su 25 galline ovaiole abbiamo avuto un totale di 2 pulcini, di cui uno è morto. Il pollaio non fa decisamente per noi).



Nel tragitto, ho ammirato ancora i colori delle piante, in cui, fra bacche e fiori  l'arancione non si è fatto desiderare.





A parte questi, c'è stato anche un incontro fugace con le ultime rose fuori dall'agriturismo, con i loro bellissimi petali rossi e vellutati.


Terminata la passeggiata, visitate le galline e portato loro da mangiare, mia madre è venuta a prendere in macchina i bambini e Ciro (che ancora non sta bene e non è il caso di fargli fare lunghi tratti di salita) e mi ha lasciato le cassette per raccogliere un po' di frutta. Mi sono quindi dedicata ai limoni nell'agrumeto, dove il colore delle foglie ha lasciato spazio al verde e al giallo, e alle noci, prese dall'albero del piazzale.



Nel raccogliere ho ricevuto un inatteso aiuto. Riuscite a trovare l'intruso?



Dopo di che, con calma, è stato il momento di dedicarmi ai dolcissimi e delicatissimi kaki.
Passando da un albero all'altro e scegliendo attentamente in modo da lasciare ai selvatici quelli ormai passati o molto aperti e raccogliere quelli ancora interi o poco spaccati, abbassandomi fra i rami ancora coperti da foglie variopinte dai colori dell'autunno e cercando i frutti migliori, sono sempre stata in compagnia dei miei intrepidi aiutanti, che dai rami alti della pianta mi facevano la guardia da insetti molesti e animali feroci.


A quel punto, dato che ero già lì ed ho notato che anche il melograno ha cominciato a disperdere i suoi frutti (dei quali non sono affatto golosa, no, no) e visto che, guarda caso, avevo ancora un po' di spazio in una delle cassette, ho preso anche qualcuno di questi.
Alla fine del saccheggio dei tesori autunnali, ecco il mio bottino:


Niente male, no?
La serata è finita bene quindi ma, vi ricordate il cielo diventato plumbeo che non ispirava fiducia? Ecco: il risultato è stato una doccia fuori programma insieme ai gatti, con arrivo a casa completamente zuppa. Il premio di consolazione, tuttavia, è stato una scorpacciata di dolcissimi frutti arancioni appena raccolti. In fondo, ne è valsa la pena.


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lunedì 25 settembre 2017

Vegliando il cane malato (non si sa bene di che)

Quante volte ho preso in giro una collega perché trovavo esagerato che vegliasse  (nel vero senso della parola) i suoi gatti malati? Ma non perché non ritenessi giusto il fatto di preoccuparsi per i propri animali, ci mancherebbe, quanto perché ritenevo eccessivo restare sveglia quasi tutta la notte. "Non muoiono se li lasci soli 6 ore!".
Poi è capitato che Ciro decidesse di ammalarsi, esattamente il giorno prima di una mia partenza per Napoli in occasione di un matrimonio, con la cui scusa avevo deciso di prendermi due giorni di vacanza prima di rimettermi a studiare. Sembrava la solita zoppia da contusione e invece era molto di più. Ovviamente non mi sono presa i due giorni di vacanza e non ho manco cominciato a studiare. 
Al matrimonio sono andata, partendo il sabato mattina e tornando la domenica sera, convinta che al mio ritorno avrei già trovato la situazione migliorata dall'antibiotico (aveva anche un po' di febbre) e l'antinfiammatorio. Ebbene, sono partita l'8 settembre e in questo momento sto aspettando che passi abbastanza tempo per imboccare il cane di nuovo, senza rischiare che vomiti l'antibiotico. 
Cos'ha Ciro? Non si sa. L'unica cosa certa è che ha delle masse sulla milza e che ha preso una malattia infettiva. Quale non si capisce, visto che nessuna delle numerose analisi fatte ha dato risultati che possano portare ad una diagnosi precisa. 
Sicuramente ha avuto dieci giorni di febbre oltre i 40, una gastrite, un blocco renale, una splenomegalia  (aumento di dimensioni della milza) e tutt'ora ha i reni di dimensioni nettamente superiori al dovuto. Ultima scoperta di stasera è che non riesce a masticare il cibo, ma il motivo è tutto da approfondire. All'inizio si pensava ad inappetenza per la febbre, poi per la gastrite e la nausea, alla fine ho pensato che facesse solo il viziato e così stasera, dopo un'intera giornata di assaggini e rifiuti in cui ha scacciato i gatti dalla ciotola ma ha mangiato solo 3 bocconi, sono passata alle maniere forti: fegatini e tacchino in padella. A questi non può resistere! Peccato che abbia finalmente realizzato che per qualche oscuro motivo non riesce a masticare e quindi l'espressione supplicante di oggi ha finalmente trovato un significato: "per favore, imboccami come hai fatto ieri e nei giorni scorsi. Ho fame, ma solo non riesco a mangiare!"
Il risultato? A parte sentirmi in colpa perché oggi l'ho praticamente lasciato digiuno sperando che la piantasse di fare storie, è che mi tocca stare sveglia fino a notte fonda e poi svegliare lui. Non che negli ultimi 15 giorni abbia dormito molto: ogni mugolio del mio vecchietto peloso saltavo per controllare come stava... pure quando lui non era a casa e i mugulii erano quelli dell'altro cane che sognava di rincorrere qualcosa.
La cosa più fastidiosa è non capire cosa abbia esattamente e soprattutto questo continuo progredire dei sintomi. La terapia è quella giusta, la febbre è passata e lui sta decisamente meglio, ma ancora siamo qui a combattere e quei piccoli vizi che prima cercavo di correggere (saltarmi addosso per farmi le feste, poggiarmi il muso sulle gambe mentre sto mangiando, ecc.) adesso mi mancano da morire. 
Sono certa che si riprenderà, anche se ancora sarà lunga, ma ho capito che sicuramente non prenderò più in giro la mia collega quando veglierà i suoi animali. Io non sono stata da meno. In questi giorni ho pensato spesso ad un post letto qualche tempo fa su un social, che recitava più o meno così: "vizialo,  [il tuo cane] vizialo sempre, perché quando non ci sarà più ti mancherà".



Effettivamente nell'ultimo periodo non ho avuto tempo di dedicarmici come prima, con gli esercizi e i giochini e, sebbene mi stia preparando psicologicamente da due anni all'idea che i miei pelosi stiano invecchiando, questa malattia è arrivata come una mazzata sulla nuca, perché un cane è un cane, ma per chi lo ha è praticamente un membro della famiglia.
Ha vissuto tutta la mia vita universitaria, mi ha fatto da cavia per le iniezioni, per imparare a dare le pillole, per i prelievi di sangue e le flebo (nel senso che, finendo dal veterinario un giorno sì e l'altro pure, mi ha costretta a imparare); ci ha permesso di usarlo per il tirocinio, restando pazientemente a farsi esaminare da tutti gli studenti (che poi era sano come un pesce ma ci serviva un cane da visitare); ha accolto pazientemente qualsiasi cucciolo gli abbia portato a casa; ha fatto anche da ostetrica per il parto di Tempesta  (stava lì, con il muso poggiato sul divano, a controllare attentamente cosa stesse succedendo, fin quando non ha capito che non c'erano pericoli); ha difeso i miei nipoti dai "terribili mostri" proiettati sul muro dalla lampada per bambini. Ora sta lì, accucciato a lato del mio letto (non capisco perché regolarmente mezzo fuori dal cuscino), con gli occhi persi nel vuoto e lo stomaco che brontola, dolorante e debilitato dalla malattia. Ha fame, non riesce a mangiare e non sa come farmelo capire, ma sa che sto cercando di curarlo.

Ora vado prima che i "ruggiti" dello stomaco del pelosetto sveglino tutta la famiglia. 


Voglio ringraziare tutti i miei amici veterinari che ancora mi sopportano senza mandarmi dove meglio credono, anche se in queste situazioni divento più insopportabile di una zanzara che ronza nell'orecchio notte tempo. 

Buona notte!


lunedì 11 settembre 2017

Due anni di "Insieme (a Patricia) raccontiamo"

Ridendo e scherzando siamo arrivati a "Insieme raccontiamo" numero 24. Anzi, sono arrivati, perché io quest'anno ho partecipato poco e niente. 
Dovendo passare 5 noiosissime ore chiusa in macchina ad aspettare che spiova  (non sto a spiegarvi perchè), ho colto la palla al balzo per partecipare, in ritardo, sperando che possa essere un buon auspicio per riprendere a scrivere sui blog e leggere gli altri. 
Comunque sia, ricordate il gioco lanciato da Patricia sul suo "Mirtylla's house", vero? Le regole non ve le ricordo, perché stavolta non ci sono regole, quindi vi lascio all'incipit di Patricia  (in viola) con il mio finale. Qui quelli di tutti gli altri più quello di Patricia stessa; in due parole, il riepilogo. Per chi ha seguito "Spiriti della Natura" ci sono due personaggi conosciuti nel finale. Qualcuno riesce a capire chi sono? 
Buona lettura.

E per restare in tema di serpenti...



"Ci son strade che portan ovunque
Ci sono incroci che portan lontano
Ma quando vedrai
un cervo che scappa
un serpente che attacca
e di un uomo le gambe soltanto
saprai che sotto al varco dovrai passare
e il pericolo andare ad incontrare.”

Parole strane, senza dubbio, ma le premonizioni non erano mai di semplice interpretazione. 
Zefiro sospirò. Cominciava ad averne abbastanza di tutta quella storia. Non solo lo aveva condannato per decenni a fare da baby sitter ad una massa di mocciosi ibridi, ma continuava a rimbambirlo con rime e filastrocche. Come se già non fosse stato abbastanza dover tradurre in concetti comprensibili e verosimili quell'antico monito. Com'è che faceva? 

"Quando il vento porterà alla rovina gli altri elementi
e il sangue sgorgherà vivo sulle mani dei parenti, 
vedrai la terra sollevare il ghiaccio dalle acque profonde,
e il freddo rapace trovare ristoro fra le nemiche fronde.
Colui che racchiude in sé la luce vivrà quando l'erede tornerà alle origini.
L'oscurità ingloberà il bene e il giovane senza patria romperà i propri argini;
La morte porterà l'oceano a liberare la terra e il vento; il fuoco divamperà,
le ceneri respingeranno il male e il grande uccello infuocato risorgerà. "


Ormai si erano verificati molti degli eventi predetti e, se aveva interpretato bene i fatti, ben presto ci sarebbe stata una nuova guerra. Il ragazzo, tuttavia, non era ancora pronto. Al contrario, sembrava sempre più inadatto al ruolo cui era destinato. 
La scelta di Fenice gli appariva sempre più senza senso e si chiedeva se non sarebbe toccato a lui e gli altri guardiani affrontare la cosa, da soli. La rovina del Regno sembrava vicina e il difficile compito di evitarla era loro.
- Zio, ci sei? - la voce lo ridestò. Il ragazzo lo stava cercando e sarebbe arrivato da un momento all'altro. Con un'onda di energia sollevò quel corpo senza vita ai suoi piedi e ne prese possesso come una marionetta. Il cuore riprese a battere e il respiro apparve reale. Nessuno doveva capire! 
Scrollò la testa, stiracchiò le grandi ali e i muscoli del corpo e si diresse verso il giovane che lo chiamava. 
- sono qui, pulce. Pronto per il nostro allenamento? -

venerdì 12 maggio 2017

Benvenuti al mondo seconda parte - le foto e i cuginetti

Vi ricordate i 6 cuccioli di Tempesta nati il 25 aprile? Ebbene, l'1 maggio ha partorito anche Burrasca, mettendo al mondo 5 gattini, per un totale di 11 bellissimi pelosetti che le due sorelle stanno crescendo insieme. Il prossimo che mi viene a dire che le primipare fanno pochi cuccioli...
Numeri a parte, come promesso, condivido un po' di foto in attesa di completare il prossimo post di "Spiriti della Natura". Purtroppo alcune sono venute un po' sfocate, sia per la carenza di luce che per i movimenti dei gattini.
In ogni caso, largo alla tenerezza.


















A presto :)