Google+ La Natura che ci circonda

martedì 8 novembre 2016

Insieme (a Patricia) raccontiamo 14

Non so più quanti me ne sono persa, però so che l'incipit mi piace. È tornato "Insieme raccontiamo" di Patricia Moll ed io, come al solito, sono in ritardo. Patricia però è buona e mi fa partecipare lo stesso, quindi andiamo. 
Le regole ormai le sapete, comunque le trovate qui, mentre qui c'è il post di riepilogo di ottobre. 
L'incipit di Patricia lo trovate in verde, mentre in violetto c'è il mio finale (che potrebbe essere una piccola anticipazione dei prossimi episodi di "Spiriti della Natura", chissà). Pronti? Via!


Seduta ai margini del bosco sotto alla vecchia quercia spoglia rimuginava. Un peso le gravava sulla coscienza. Forse era giunta l’ora di liberarsene ma con chi parlarne? A chi rivolgersi? Chi avrebbe capito?
D’un tratto il tappeto di foglie ingiallite dall’autunno scricchiolò vicino a lei. Si voltò.

- Silver hawk? Cosa ci fa Lei qui? -
Il generale di Bosco diamante la osservava con i suoi occhi profondi, rivolgendole uno sguardo dolce e comprensivo.
- Ciao Comandante, disturbo? -
Lei fece un cenno di negazione con la testa, continuando a chiedersi per quale motivo la sentinella fosse lì. Notò un grosso livido sotto l'occhio sinistro, come se gli fosse stato dato un forte pugno. Lui si accorse che lo stava guardando e sorrise.
- È stato Falcorn. - rise - ritiene che sia stata colpa mia... per via del sidro, sai.  Mi ha detto che sei andata da lui furiosa, quasi come se volessi ucciderlo. -
- Mi sembra logico! È un infame! - rispose lei.
- Be' non voglio entrare nel merito dei fatti vostri, ma spero che tu non voglia davvero... -
Lei lo interruppe. - Non ho ancora deciso. Certamente suo fratello non mi sta aiutando, Signore! -
- Probabilmente ha paura di morire, avvicinandosi di nuovo a te... -
Risero entrambi.
Lui si sedette vicino a lei e la osservò porsi la mano sul ventre, mentre lo sguardo si perdeva in un punto lontano, oltre il folto degli alberi. Avrebbe voluto dirle che l'avrebbe aiutata, di non fare scelte sconsiderate, che avrebbero trovato una soluzione. Avrebbe voluto dirle "sono qui, se credi di averne bisogno" ma nessun suono uscì dalla sua bocca. Lei gli sorrise dolcemente, come se avesse compreso e poi scostò lo sguardo, riprendendo a guardare davanti a sé. Improvvisamente era tornata ai suoi pensieri e lui le rimase vicino in silenzio, senza disturbarla, ma solo con il desiderio di farle sentire la sua presenza.

martedì 1 novembre 2016

Birdwatching sulla foce del fiume

Rieccomi qui, dopo tanto tempo. Quest'estate non ho avuto proprio tempo e testa di continuare a scrivere e non nascondo che ho seriamente pensato di pubblicare un ultimo post di congedo. Tuttavia mi sarebbe veramente dispiaciuto chiudere il blog e salutarvi, così eccomi qui e, invece di congedarmi vi racconto una bella esperienza fatta in ottobre. 

Fra le mie amicizie è compreso un ornitologo che sta effettuando una serie di monitoraggi in un'area vicina alla mia azienda. In realtà, quel giorno ci saremmo dovuti fermare da me per fare un po' il punto sull'avifauna presente ma, dopo un breve sopralluogo, Mimmo mi ha proposto di andare sulla foce del fiume. 
Mentre eravamo lì, a due passi dalle abitazioni, ci siamo soffermati a guardare i gabbiani e i beccapesci che si trovano in quel luogo. Poi Mimmo ha schierato la sua attrezzatura (che ha fatto impallidire il mio binocolino) e ci siamo messi all'opera. Mentre ci organizzavamo parlavamo del più e del meno e il mio amico mi spiegava che la zona è adeguata a molti tipi di uccelli e sarebbe possibile anche l'arrivo di un falco pescatore. 
Sulla sponda del fiume sulla quale ci trovavamo, cinque simpaticissimi piovanelli pancianera hanno passato tutto il pomeriggio mangiando e dormendo, senza minimamente preoccuparsi della nostra presenza. Qui si è visto l'occhio dell'ornitologo, poiché io ho impiegato un bel po' a individuarli anche dopo che mi ha indicato il punto.



Mentre eravamo impegnati a osservare i limicoli, lo sguardo è stato attirato da un grosso rapace che volava verso di noi. Un momento di incertezza nell'osservarlo e  ho sentito Mimmo esclamare in preda all'eccitazione: "Un falco pescatore! L'ho chiamato!".




Ho alzato gli occhi e l'ho visto anche io. Pronta con il binocolo a seguire il suo volo, ho potuto godere delle sue magnifiche evoluzioni: scendeva in picchiata sul fiume bagnandosi le zampe, poi risaliva scrollandosi l'acqua dalle penne e volteggiava, arrivando sopra di noi, per tornare nuovamente sul fiume e scendere sull'acqua. Risaliva di nuovo con le zampe vuote e ancora scrollava il piumaggio. I piovanelli pancianera, in quel momento, restavano immobili sul terreno, quasi pietrificati, mentre dall'area in cui si era tuffato il rapace prendevano il volo diversi animali, fra cui uno sgarza ciuffetto, rimasto indietro sui tempi di migrazione.
Il Falco pescatore ha continuato per un po' le sue evoluzioni, mentre noi lo spiavamo senza alcuna osservanza della privacy.
I corvidi non gradiscono la presenza dei rapaci, soprattutto se estranei, così ecco due cornacchie grigie partire dal folto degli alberi per scacciare il pescatore; lui si è allontanato con calma per tornare qualche minuto dopo e ricominciare le sue stupende evoluzioni. Le cornacchie lo scacciavano e ancora lui si allontanava per tornare appena la situazione si mostrava più tranquilla.




Mentre la battaglia aerea si svolgeva in alto, in basso i piovanelli, trasferitisi fra l'erba, si dedicavano alla ricerca di cibo a pochi metri da noi, non curanti della nostra entusiasta presenza mentre Mimmo scattava foto ed io seguivo con il binocolo i volteggi del falco pescatore. Una picchiata, poi un'altra e un'altra ancora. Mentre le cornacchie si preparavano al successivo attacco, il rapace ha decideso che era ora di finirla: un'ultima picchiata lo ha visto entrare in acqua con tutto il corpo e risalire, qualche secondo più tardi, con un bel pescione fra le zampe. Un'ultima scrollata di penne è il Falco pescatore si è congedato, con una certa soddisfazione, da noi e dai fastidiosi corvidi. Un'esperienza da lasciare senza fiato!



Superata l'emozione, siamo tornati dai nostri amici limicoli, che hanno continuato beati a mangiare e bagnarsi nelle acque del fiume, permettendoci di avvicinarci a pochi metri da loro.




Mentre godevamo della loro simpatica presenza, sentendo un certo clamore alle mie spalle mi sono voltata, restando ancora una volta a bocca aperta: un enorme stormo di ardeidi, composto da aironi guardabuoi, cenerini, bianchi maggiori e garzette stava andando a posarsi su un albero sull'altra sponda del fiume, illuminato dal retrostante Sole che giungeva al tramonto. Uno spettacolo che mi ha fatto pensare all'Africa.





Siamo rimasti in contemplazione ancora per un po',  fino a quando la luce ce lo ha permesso, poi, raccolto tutto il materiale, ci siamo allontanati soddisfatti.
Mentre tornavamo alle macchine, come saluto da parte della Natura, un martin pescatore ci è sfilato davanti, andando a posarsi in mezzo alla vegetazione.
Un'esperienza da ripetere assolutamente,  a due passi dalla città.

L'area in cui ci trovavamo è la foce del fiume Corace, al termine del lungomare del quartiere marino di Catanzaro.  Un luogo così andrebbe tutelato e protetto con l'istituzione di una riserva naturale. Spero veramente che si arrivi a farlo, prima di danneggiarla in maniera irreparabile.






Ringrazio Mimmo Bevacqua per le foto (le mie sono solo quelle in cui si vede il bordo nero dovuto al cannocchiale) e, ovviamente, per la bellissima  esperienza.

giovedì 1 settembre 2016

Pillole di incontri

La stagione è finita e così il lavoro in agriturismo; ora si ricomincia con lo studio, ma prima un po' di relax.
Non credo sia un mistero per nessuno il fatto che io mi rilasso in campagna e infatti in questi giorni sto cercando di godermi al massimo la casa, il fresco, il venticello che soffia costantemente qui su, la natura e, ovviamente, gli animali. In questi ultimi giorni, poi, c'è stata una serie di simpatici incontri che ho immortalato.

Il geco volante:




Ovviamente non si tratta di un super rettile, ma di un piccolo geco che si era posizionato in agguato proprio sul vetro della finestra, dando un curiosissimo effetto. Pur essendo mezza addormentata non ho potuto evitare di fermarmi a scattargli qualche foto.

La mascotte




Questo giovane volpacchiotto dalla punta della coda bianca è un frequentatore abituale della stradina che porta a casa mia. Lo incontriamo quasi ogni sera ed evidentemente ha imparato che non siamo  suoi nemici. Ormai quando torniamo a casa lo cerchiamo e se qualcuno lo incontra comunica l'avvistamento agli altri membri della famiglia, tanto per essere tranquilli: "sta bene!"
Ieri l'ho sorpreso mentre mangiava i fichi sotto la pianta è così ho spento la macchina e mi sono fermata a tentare di scattargli una foto. Non è stato particolarmente difficile, poiché si è praticamente messo in posa. :)


Il solitario




L'incontro più strano, però, risale a due giorni fa, anche se questo non è stato casuale, ma bensì una segnalazione; per trovare questo animale mi sono dovuta spostare a mare.
Un giovane fenicottero rosa (ancora grigio), se ne stava beato e incurante dei bagnanti nella foce di un fiume. Tranquillo, perfettamente in salute, dedito alla pulizia e all'alimentazione, restava lì, senza alcun timore.
La gente, tuttavia, non curante del fatto che l'animale fosse in perfetta salute, insisteva sul fatto che andase preso perché solo (tanto che alla fine ho rassicurato parlando di improbabili spostamenti in caso di segnalazione di stormi nelle vicinanze).
In realtà di tratta semplicemente di un giovane esemplare errante che sta spostandosi in volo lungo la costa, fermandosi a fare tappa in vari punti, scatenando allarmismi nella gente. Pochi giorni prima, infatti, ce lo avevano segnalato a diversi chilometri di distanza. Lui comunque sta bene! Oggi pare fosse ancora lì; domani tornerò a controllare come sta e se fosse necessario qualche intervento.


Probabilmente i miei incontri estivi non sono finiti qui, ma devo dire che ognuno di questi tre mi ha lasciato una piccola emozione, che fosse semplicemente espressa da un leggero sorriso o da una sensazione più forte, scaturita dal profondo.
Ora stacco e mi preparo alla notte. Buonanotte.


Con questo post partecipo a:



mercoledì 17 agosto 2016

Che pazienza che ce vo'...

A lavorare con il pubblico!
E chi ha la fobia degli insetti ma vuole la natura e chi si schifa dei gechi ma si lamenta delle zanzare; e chi vorrebbe i cani sempre intorno e chi ha paura di quelli di grossa taglia; e chi vuole il caffè fatto con la Moka e chi vuole l'espresso; e chi vuole la doccia "a telefono" e chi resta chiuso nel box doccia (sì...è successo anche questo); e chi fa il danno è vuole pagarlo (e, rigorosamente con il sorriso a 32 denti, "ma no, si figuri, sono cose che capitano; ora lo sostituiamo") e chi rompe qualcosa e si guarda bene dal dirlo; e chi se ne va un giorno prima e chi resta un giorno in più; e chi critica la colazione e chi manda l'SMS per dire che già gli manca; e chi si frega l'asciugamani e chi si ruba il phon (e siamo già al quarto); e chi prenota per uno e si presenta in due e chi vuole la matrimoniale per tre; e chi la vuole cotta e chi la vuole cruda...
Accontentare tutti è impossibile e cerchi di essere sempre sorridente e disponibile, magari ti fermi a chiacchierare e scopri che alcune persone sono molto simpatiche; poi arriva il cliente che vorresti prendere a schiaffi, quello che crea problemi tanto per il gusto di farlo o che ha palesemente torto e cerchi di spiegarglielo educatamente mentre nega l'evidenza, quello arrogante al quale vorresti gridare "sei un cretino!" e invece resti lì sorridente, pensando che vorresti buttarlo fuori a calci e dirgli di non tornare mai più nella vita. 
Ci vuole pazienza con il pubblico, soprattutto quando ti sei fatto in quattro e leggi certe cose: vorresti rispondere con una sfilza di improperi e invece ti devi necessariamente contenere.
A volte la gente si dimentica che, nonostante il famoso detto "il cliente ha sempre ragione", ci sono sempre delle regole da rispettare: prime fra tutte l'educazione e il buon senso.

lunedì 8 agosto 2016

Insieme raccontiamo.... in ritardo.

Be', sono in ritardissimo, ma una promessa è una promessa e stavolta partecipo "da esterna". La puntata di "Insieme raccontiamo" di luglio non mi ha vista partecipare, ma recupero in ritardo.
Le regole ormai le sapete, d'altronde siamo all'undicesimo appuntamento, quindi non sto a ripetervele (e comunque le trovate qui, mentre qui c'è il post di riepilogo). L'incipit di Patricia in verde e il mio in blu.
Pronti? Andiamo! :)


Odore di muschio. Di foglie in decomposizione.
Nel bosco, sotto a quel guazzabuglio di querce olmi e acacie, alte da sembrare volerlo solleticare e spesso da oscurarlo, il cielo era sparito.
Si chinò ad annusare lo stesso odore di allora quando....


sì, quando? Quanto tempo era passato? 200.000 anni o forse più, e quell'odore pungente era ancora ben impresso nelle sue narici. 
Si guardò intorno. Molte cose sembravano essere cambiate da allora, ma non il bosco, non gli alberi. Quelli erano ancora lì, guardiani senza tempo di un mondo che aveva protetto con coraggio, fino all'ultimo respiro. Adesso i quattro lo avevano richiamato; la minaccia che secoli prima aveva attanagliato il suo regno, era tornata più forte ed agguerrita che mai.
Si sollevò, scrollò le ali infuocate e volse lo sguardo acuto intorno a lui alla ricerca di qualcosa. Eccolo lì! Sorrise. Si avvicinò e lo vide. Il ragazzo era accasciato al suolo, riverso a terra senza vita, immerso in una pozza di sangue. Scosse la testa con aria di disapprovazione.
- Sempre delicato Ippogrifo! Povero ragazzo, che gli avrà mai fatto? -
Una voce alle sue spalle rispose.
- Nulla, ma sono stanco di fare il baby-sitter, Fenix! Mettitelo bene in testa: basta con i mocciosi! -
I quattro guardiani lo osservavano, seduti sulle rocce. Lui li guardò con la coda dell'occhio, con un sorrisetto strafottente impresso sul viso.
- Mi dispiace deluderti, Ippogrifo, ma dovrai continuare ancora a lungo a fare il baby-sitter. -
Così dicendo si avviò verso il corpo del giovane e vi si chinò sopra. 
- Su giovanotto, torna fra noi! Diamo ancora un po' di lavoro a quello sfaticato. -
Sfiorò la salma e questa fu avvolta dalle fiamme, ma non ne venne corrosa. Pochi istanti dopo, al contrario, cominciò a muoversi e si rimise in piedi, uscendo dal fuoco. Nessuna ferita sul corpo.
Frastornato, confuso, il ragazzo cadde svenuto, ma fu afferrato da Fenice, sorridente, che lo pose delicatamente al suolo.
- Riposa piccolo, recupera le forze. Ne avrai bisogno! Avremo parecchio da fare nei prossimi giorni... -

venerdì 29 luglio 2016

Chi non muore....

....si rivede! O almeno lo spero!
Ho terminato stamattina una sessione estiva drammatica (NON mi chiedete com'è andata, grazie) e mi accingo a trascorrere ben (1....2....3...mmmmmh....) 5 giorni di vacanza (forse)! Mica si scherza. 
Spero, comunque di trovare il tempo di riprendere in mano le redini dei blog e, soprattutto, tornare a visitare gli altri blog. 
Se ci sono novità? Be', sì... i due gattini che mi sono "autorifilata" in stallo a maggio (ne avevo parlato in un commento in questo post), hanno quasi sicuramente trovato casa. Dove? Be'.... indovinate? :D





Si chiamano Tempesta e Burrasca (i nomi li ha scelti mio nipote). Due nomi, una garanzia!
Tempesta ha un'ulcera corneale e Burrasca ha perso un occhio, ma si fanno rispettare e vanno a caccia di lucertoline come tutti gli altri gatti.
Dico' "quasi sicuramente" perché mia madre ha ancora qualche riserva, ma dovrebbe essere la loro sistemazione definitiva. Vi terrò aggiornati :) Chi ci crede preghi per noi, perché a darle via soffriremmo tantissimo tutte e tre: io mi sono affezionata da morire, ma loro non sono da meno.
Per scaramanzia, vi racconterò la loro storia solo quando sarò certa al 10.000% sulla loro sorte... quindi spero presto.
A presto su questo e sugli altri blog!

mercoledì 20 luglio 2016

C'era una volta una stalla....

Be' cari lettori, intanto vi chiedo scusa se sono sparita per l'ennesima volta, ma sono in un periodo piuttosto strano; fra l'altro mi hanno posticipato di nuovo un esame, per cui, alla fine, finirò di nuovo la sessione a fine luglio. Ad agosto si lavora a pieno ritmo e con ciò mando tanti saluti, anche quest'anno, al mio sogno di vacanza. Ormai ci rinuncio.

Passando all'argomento dell'articolo, sapete bene che nei miei blog è bandita la pubblicità e non vi "ammorbo" mai con sponsor o altro, però in questo caso.... me lo concedete un post pubblicitario? No, no, niente prodotti improbabili, tranquilli: non faccio quel tipo di pubblicità!
Qualche volta vi ho scritto dell'agriturismo, delle more e dei fichi freschi raccolti per farcire i dolci per le colazioni, lavorando fianco a fianco con un bombo; vi ho scritto anche che accettiamo gli animali, ma a questo punto mi sembra arrivato il momento di raccontarvi un po' di questa nostra struttura di famiglia.



Cominciamo col dire che, quando nacque il progetto, non ero assolutamente d'accordo a costruire l'agriturismo: l'idea è stata di mio padre, ma io avrei preferito mantenere le vecchie stalle dove mio nonno tenne le vacche e noi ricoveravamo i cavalli (rovinosamente rubati nel 2000). Quanto giocavo lì dentro... e ne ero gelosissima! Tuttavia, piano piano, il progetto di mio padre prese forma e nel 2002 inaugurammo l'agriturismo (che, a parte un sito internet in rifacimento, ha anche una pagina fb).
La scelta del nome fu un dilemma: da "Il maiale a pois" a "disse il maiale alla gallina..." (all'epoca avevamo ancora l'allevamento di suini da cui nacque Lina, la scrofetta di Apulo calabrese di cui vi ho raccontato qui), per poi ripiegare su un meno spiritoso ma più semplice e poetico "Il Pero Selvatico".



Con questa storia vi svelo un altro pezzettino di me, che forse ancora non vi avevo raccontato, ovvero la mia collocazione geografica: la Calabria. Il nostro agriturismo si trova a Roccelletta di Borgia, a tre minuti dal Parco Archeologico di Scolacium, che non conosce quasi nessuno (calabresi compresi), ma che è invece molto importante e, non vorrei dire una fesseria ma così ricordo, più esteso di quello di Pompei (ma molto meno riportato alla luce). Hanno allestito anche un museo, che si trova nella vecchia casa della famiglia di mio padre, "persa" con l'esproprio del terreno.
Per quanto riguarda l'agriturismo, esso sorge nella nostra azienda agricola. Nella riqualificazione è stato restaurato e mantenuto il muro originale.

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La struttura è circondata da un grande e bel giardino (studiato da mia madre che ha per le piante la stessa passione che io ho per gli animali), cui fa da contorno la campagna vera e propria. All'estremità del giardino, a far da confine fra la struttura e il pero selvatico da cui prende il nome, c'è l'antico abbeveratoio in pietra, originale, che ormai non è più funzionante, sebbene io me lo ricordi quando ancora vi scorreva un filo d'acqua dentro (ed io e i miei fratelli ci divertivamo a guardare i girini - adesso lo so - di rospo). Sotto il portico, invece, un altro pezzo di storia agreste: un antico torchio in legno a trazione animale.



L'agriturismo è dotato di una sala wifi comune (con i muri spessi purtroppo il segnale arriva molto poco nelle camere), di una sala ristorante ed un bar, un salottino con camino e tavolo da biliardo, le camere da letto e una saletta dove allestiamo la colazione.



A quella penso io: marmellate fatte in casa con la frutta biologica della nostra azienda (solo con frutta e zucchero perché non usiamo pectina),  dolci fatti in casa, pane fresco, frutta fresca di stagione (la nostra),  burro, yogurt, latte, tè e caffè. Per i più "igienisti",  che non gradiscono le cose casalinghe,  ma preferiscono la sterilità delle cose confezionate, aggiungiamo anche le marmellate e le fette biscottate monodose. Su richiesta facciamo anche la colazione salata.





Non è più attivo il servizio ristorante, salvo che per gruppi e banchetti.
Abbiamo 10 camere da letto con bagno, ampie e con climatizzatore. L'unica cosa che potrebbe disturbare il sonno dei nostri ospiti è il canto dei grilli o il richiamo delle civette e degli assioli che stazionano vicino la struttura.







A cinque minuti di macchina c'è il mare, a due il Parco Archeologico di Scolacium; in poco tempo si raggiunge anche la montagna. Trovandosi in piena campagna, è possibile passeggiare nei dintorni in mezzo al verde e, con un po' di fortuna scorgere qualche animaletto (uccellini, rapaci, volpi, faine, ricci, ecc.). C'è abbastanza  spazio per far correre e giocare i bambini, senza l'ansia delle macchine.
Insomma, il posto è bello e si sta bene. Le foto non gli rendono giustizia, ma questo ovviamente è un parere di parte derivante dal mio punto di vista di comproprietaria. Tuttavia, come si può sapere se ciò che dico è vero se non si viene a scoprirlo personalmente?