Google+ La Natura che ci circonda

domenica 10 dicembre 2017

Ospite inatteso

Il bello di un agriturismo in campagna è la possibilità di stare a contatto con la natura, animali compresi; meno bello è quando, controllando che nella struttura sia tutto a posto, si trova un pezzo di quella natura all'interno. Ben inteso, se andando in un agriturismo mi trovassi qualche bestiolina davanti, non mi scandalizzerei più di tanto, sapendo come funziona la vita in campagna, anzi, mi farebbe anche piacere, ma so bene che non tutti gli avventori la pensano come me. Per questo motivo, quando mio padre mi ha detto di aver trovato un "aspidello" (termine che usa, non ho capito perché, per identificare la biscia dal collare, tutt'altro animale) di una ventina di centimetri in una delle camere e non essere riuscito a farlo uscire, ho capito che era il caso di intervenire rapidamente, sia per il serpente, sia per gli eventuali avventori. 
Già immaginavo cosa avrei trovato, ovvero un giovane biacco inferocito, che pensava di aver trovato un buon riparo per l'inverno. Così è stato. Ieri sono andata a cercare nella camera con un conoscente e lo abbiamo trovato ben nascosto in un angolo. Prenderlo non è stato possibile, perché il disgraziato, che appena disturbato ha fatto capire di non voler essere importunato, si era infilato mezzo dentro e mezzo fuori da un pozzetto elettrico. 


Dopo aver tentato invano di prenderlo, con una discreta paura di fargli male, abbiamo rinunciato per ritentare stamattina, sperando che si spostasse in qualche punto meglio raggiungibile.
Oggi l'ho trovato nel bagno, perfettamente allo scoperto, così sono riuscita a prenderlo immediatamente  (e lui mi ha ricambiata con un bel morso, ma essendo così piccolo nemmeno si sente). Ci tengo a precisare che il biacco è aggressivo se disturbato, ma assolutamente non velenoso.


Bellissimo, vero? 
Comunque, l'ho messo in un cestino della carta per trasportarlo e assicurarmi che stesse bene e poi sono andata alla ricerca di un punto idoneo per liberarlo. 


Pur non avendo gradito molto il mio intervento, devo dire che ha invece apprezzato la nuova casa scelta per lui. Spero che riesca a diventare un grosso biacco nero, divoratore di piccoli mammiferi, anfibi, sauri e altri serpenti (mangia anche le vipere, lo sapevate?), ma che d'ora in poi stia lontano dall'agriturismo.
Dove l'ho liberato? 
Sotto un bell'ulivo, cercato e scelto fra tanti per le piccole cavità presenti, che possa fornirgli  (almeno spero) un buon riparo dai predatori e un rifugio per il letargo invernale. 




mercoledì 29 novembre 2017

Insieme (a Patricia) raccontiamo 27 - La scomparsa

E ci risiamo: puntuale come le tasse (ma  decisamente molto più piacevole) è tornato "Insieme raccontiamo" ed io me lo stavo perdendo, come al solito. 
Ormai conoscete le regole, per cui non le ripeterò. Vi lascio, invece, all'incipit di Patricia  (in viola) e al mio finale. 
Buona lettura!



Si stava preparando il caffè pensando a cosa avrebbe dovuto fare per sistemare una determinata questione. La tivù era accesa come sempre, un sottofondo che ormai quasi non sentiva più.
Improvvisamente il volume audio si alzò in maniera assordante. Si voltò. La tazzina le cadde dalle mani.
C’era una sua foto sullo schermo. Una foto di tanti anni fa, quando ancora era una ragazza piena di speranze e carina.
“Vi mostriamo la foto della ragazza scomparsa. Chiunque la vedesse è pregato di rivolgersi alle Forze dell’Ordine. Ricordiamo che è introvabile da ieri pomeriggio e che al momento della sparizione indossava blue jeans azzurri, felpa rossa con la scritta bianca my sweet love, scarpe da ginnastica blu. Risponde al nome di….”

Il conduttore televisivo scandì bene il nome: "Daniela."
Quella foto ritraeva certamente lei, non c'era dubbio, ma non ricordava affatto di averla scattata, né tanto meno di aver mai posseduto gli abiti descritti. E poi il nome era diverso, lei non si chiamava "Daniela".
Tornò a fare attenzione alle parole dette in TV.
"...un biglietto con sopra scritto: - Colosseo 1974. 43 anni dopo, stessa ora. -"
Quella scritta le fece balenare in mente un ricordo ormai assopito nel tempo, il pensiero di un sogno.
30 novembre 1974, quarantatre anni dopo, ovvero l'indomani. Prese la giacca e corse in stazione. Comprò un biglietto per il treno notturno e partì, cercando di ricordare quel giorno di tanti anni prima.
Il 30 novembre 2017, alle 9:45 in punto si trovava a Roma, davanti al Colosseo. Il punto esatto non lo sapeva, ma ricordava un centurione romano e si mise vicino ad un figurante. Il cuore le batteva forte in petto e si guardava intorno emozionata.
"Ciao Elly!" Una voce alle sue spalle la salutò. "Ero certa che saresti arrivata".
Si girò e vide una donna identica a lei che le sorrideva. Teneva in mano una foto che rappresentava un uomo e una donna con in braccio due bambine identiche, Eleonora e Daniela, gemelle separate tanti anni prima, quando il 30 novembre una delle due era scomparsa vicino al Monumento senza lasciare traccia. Osservava attonita quella figura quando il suono di un clacson la fece sussultare.
"Abbiamo tante cose da raccontarci..." riuscì soltanto a dire.
La gemella annuì.
"Io non ho fatto colazione: prendiamo un tè da qualche parte, che ne dici?" 
E si incamminarono insieme in mezzo alla folla.

domenica 26 novembre 2017

Quando l'ispirazione chiama

Quando l'ispirazione chiama, bisogna per forza rispondere. Per questo motivo l'altro ieri, dopo anni che fissavo un certo angolino del muro, ho deciso di tirare fuori colori e pennelli e cercare qualche bella immagine per prendere spunto. In questo modo ho trovato una foto di un assiolo con piumaggio intermedio fra il grigio e il rosso ed ho preso la matita per buttare giù la bozza.


Peccato che sembrava decisamente più un gufo che un assiolo così ho provato a snellirlo un po'. Dopo la dieta dimagrante il risultato mi è sembrato decisamente più somigliante al piccolo strigiforme.




Essendo più o meno soddisfatta della sagoma, ho iniziato con i pennelli. Prima sono partita dalla cavalletta, poi sono passata ai particolari in nero e ai caratteristici occhi gialli. 






L'effetto che ne deriva mi piaceva molto, ma ho preferito continuare con il piumaggio... E me ne sono pentita amaramente. Solo, quando sono passata al colore vero e proprio, mi sono resa conto di quanto sia effattivamente complessa la livrea di un assiolo.


"Prima una base di grigio, poi il rosso, che non è tanto, o forse sì. Una pennellata qui, una lì, qui è più scuro, qui è più chiaro... oddio, che ho combinato??? Ah, no, giusto."
Più andavo avanti e più mi sembrava che non andasse bene. In fin dei conti sono un'auto didatta, non conosco le tecniche e nemmeno i colori. Mi tocca improvvisare.



Ecco, ancora un po' di rosso, poi passo alla coda e alle foglie.


Ma ho dimenticato un pezzo!


Ecco qui. Sostanzialmente è un gufo e non un assiolo ed è concettualmente sbagliato sia il pasto che il colore degli occhi. Mi sono inventata una nuova specie, l'assiufo, che mi guarda male appollaiato su un ramo di qualche pianta strana spuntata sul mio muro. 
Diciamo la verità: ho il PC rotto ed ho dovuto guardare l'immagine dal cellulare,  ingrandendo e rimpicciolendo l'immagine a seconda di ciò che guardavo. Probabilmente ho anche sbagliato pennelli e tecnica. Non l'ho ancora finito e sbaglierò ancora con le ombreggiature, comunque i risultati non mi sembrano tanto male per essere una principiante autodidatta, no?



domenica 22 ottobre 2017

Il cane geloso e il cane attore

Avete mai avuto un cane che, quando ritiene che non gli stiate dando abbastanza attenzione, tira fuori acciacchi improbabili? La zampina che gli fa male senza una causa comprensibile, gli occhioni da cucciolo disperato che vi fissano, l'incapacità di alzarsi anche per fare la passeggiata, fino a quando non lo prendete di peso e lo mettete fuori di casa o magari, preoccupati, lo portate dal  medico veterinario. Ecco che, nel preciso istante in cui ha la vostra attenzione (o quella del dottore) magicamente passa tutto. La zampa non gli fa più male e l'impossibilità tragica di mettersi in piedi scompare. Se poi in cambio c'è un biscottino, non ne parliamo proprio.

"USCIAMO?"

In pratica non avete un cane, avete un drammaturgo greco pronto a interpretare la sua parte ogni volta che, per impegni o magari semplicemente perché siete stanchi e stressati e per un periodo vorreste solo rilassarvi leggendo a letto, il povero Fido decida che lo stiate trascurando troppo.
Ecco, questa è la descrizione di Ciro, il cane più paravento che esista. In realtà, il primo giorno in cui l'ho portato dal veterinario, questo me lo ha adocchiato in grande stile; mentre lo visitava l'ha detto! La frase fatidica per cui ora lo vorrei abbracciare forte, forte, forte, con lo stesso affetto di un boa con un topo, è uscita puntuale dalle sue labbra: "questi sono i cani che dal veterinario ci vengono solo per il vaccino!". Preciso come un cupo jettatore ha colpito il suo bersaglio, tant'è che il nuovo veterinario un giorno, l'ennesima volta che l'ho chiamato in poche settimane, mi ha chiesto perché il mio cane cercasse di suicidarsi. Ha avuto la rogna, l'otite e l'otite purulenta, un veterinario  (sempre il signor fortuna della premonizione) gli ha beccato un nervo facendogli un'iniezione intramuscolo, ha sofferto di reni, in un giardino ha saltato un muretto facendo un volo di 4 metri, ha calpestato un'ape, è stato attaccato dalle vespe passando vicino a un nido, si è misteriosamente lesionato la cornea di un occhio, le ha prese svariate volte dai cani di alcuni parenti che fuggivano dal giardino (e una delle ultime volte gli è costata venti giorni di terapia), si è aperto un piede non ho mai capito come, ecc.
Ora, lo sapete perché ve l'ho raccontato in questo post, il mio peloso partenopeo di nome, per non farsi mancare nulla, ultimamente è stato parecchio male per cause sconosciute (anche se alla fine ci siamo orientati su una Piroplasmosi), motivo per cui mi sono preoccupata a morte, già pensando a quale alberello piantare sulla sua tomba, anche perché pure il veterinario non era particolarmente ottimista. Fortunatamente, alla fine questa reincarnazione di sfiga canina, che nonostante tutto è il cane più buono del mondo, si è ripreso molto bene ed è tornato quello di prima. Il problema della malattia che sospettiamo  (e per la quale al momento non posso fare il test sierologico per motivi di portafogli) è che c'è la possibilità di una recidiva, motivo per cui ovviamente siamo in allerta.
Inutile dire che il povero Otto, l'altro cane,  ha ricominciato ad essere isterico. Il mio "diavolo rosso" è affetto da sindrome da privazione sensoriale, il che lo rende un fifone di prima categoria, tanto da diventare una pila elettrica sbavante e trenante anche se accendo la lampada delle zanzare (infatti l'ho appena dovuta spegnere, anche se mi stanno dissanguando). Per ovviare a questo fatto, abbiamo lavorato tanto con lo psicobaulogo (che sarebbe il veterinario comportamentalista, ma detto così non rende l'idea) per fargli superare la cosa cercando di fargli trovare in me la sua sicurezza, cosa che ha funzionato perfettamente. A dire il vero, anzi, ha funzionato pure troppo, tanto che alla fine sono finita dall'educatrice per cercare di renderlo più indipendente. Premetto che non ho potuto terminare le sedute, comunque in parte è andata bene, tanto che la sua collocazione spaziale preferita è passata da addosso a me a sempre addosso a me, ma con la differenza che almeno per un po' sono riuscita ad uscire lasciandolo in giardino senza dover giocare ad "1, 2, 3, stella" tutte le sante volte che metto il naso fuori di casa, situazione in cui lui mi segue ma appena si accorge che mi giro a guardarlo si blocca e fa finta di guardare da un'altra parte. Comunque il pianto greco appena provo ad uscire non glielo toglie nessuno.

Ferma su galline 

Per darvi un'idea di come Otto non sia assolutamente dipendente da me (leggasi "ironia"), vi faccio un esempio: quando ripasso una materia cammino e solitamente lo faccio intorno a un tavolo. Otto mi segue regolarmente passo passo per i primi 10 minuti, finché non capisce che non vado da nessuna parte e può rilassarsi sotto il tavolo, al centro, in modo da essere sempre equidistante da me senza mai però perdermi di vista. Se, per puro caso, cambio itinerario viaggiando avanti e indietro da una stanza all'altra, lui immediatamente si alza e ricomincia a seguirmi.
Ora, immaginate il legame patologico di Otto verso di me e traslatelo in una situazione in cui il 90% della mia attenzione è stata rivolta a Ciro per avere l'idea dello stato catastrofico in cui è andato a ritrovarsi lui, che normalmente non mi permette nemmeno di accarezzare gli altri animali perché si mette prepotentemente in mezzo. Nonostante questo è sopravvissuto allo stress, ma ha ripreso buona parte di quei comportamenti che eravamo riusciti a debellare, compreso il non farmi uscire di casa da sola. Attualmente, ha iniziato anche a zoppicare, motivo per cui è sotto stretta osservazione e, be', un po' più di coccole alla fine dei conti se le merita.
Ora, c'è da dire che tutti i miei animali mi sono particolarmente legati e tendono a seguirmi, tanto che mia madre mi ha soprannominata "San Francesco". Quando studio me li ritrovo tutti accoccolati vicino, ma Otto è quello che normalmente si becca anche il ripasso finale, guardandomi con quegli occhi fissi e la testa piegata di lato come a dire "ma che cose strane stai dicendo?". Normalmente comunque sono tutti svenuti nelle vicinanze ad aspettare che gli dia retta, anche se pure in quei periodi la mia mancanza la sentono.




Finisce tutto così? Manco per niente! 
Caso ha voluto che per motivi di impegni e di stress cosmico, nell'ultimo periodo sia stata a casa poco e di conseguenza abbia dato poca confidenza ai miei pelosetti. Fra l'altro, con la stagione autunnale e sempre per gli impedimenti materiali di cui sopra, ho dovuto interrompere l'alimentazione umida per ricominciare con i croccantini, per cui Ciro si è ritrovato da iper coccolato e super viziato, con me che facevo la guardia perché gli altri animali non gli rubassero il cibo e una volta gli ho persino permesso di salire sul mio letto, a dover fare i conti con il ritorno ai croccantini e la condivisione delle attenzioni.



Dopo meno di una settimana di croccantini il commediante ha messo in pratica ciò che ha imparato in quasi 11 anni di infortuni: "Sto male = tante coccole e vizi". La zampa anteriore di Ciro, infatti, qualche giorno fa ha ricominciato a dargli fastidio... solo finché non si trattava di uscire fuori ad abbaiare contro qualche animale selvatico.
Ora, magicamente, dopo che ieri ho cominciato a massaggiare la zampa di Otto che invece zoppica da più giorni (e lui, di solito, non recita) e a stargli vicino per capire se ci siano altri sintomi, stamattina Ciro ha ricominciato a non poggiare la zampa posteriore, esattamente come faceva i primi giorni di malattia a settembre. L'unico problema è che lui zoppica SEMPRE da quella zampa o dall'anteriore destra quando cerca attenzione,  per cui ora non si capisce se recita o se ha davvero dolore. Sicuramente per ora mangia e la temperatura è normale, inoltre non è improbabile che siano semplicemente acciacchi dell'età, ma nel frattempo qui si sta con il termometro a portata di mano ad assicurarsi che l'appetito non subisca diminuzioni e soprattutto a chiedersi se stia male davvero o meriti la nomination come miglior attore protagonista.
In ogni caso, lunedì una gita dal veterinario non gliela leva nessuno. 

E voi avete mai avuto animali "attori" o super gelosi?

martedì 17 ottobre 2017

Dalla fantasia alla realtà: il Tasso

In "Spiriti della Natura", uno dei personaggi fino ad ora più nominati è la guardia reale Tasso. Ne ho fatto un ragazzo coraggioso, aggressivo e sfrontato, che non si tira mai indietro davanti al pericolo e che, anzi, quando ne ha l'occasione non manca di provocare l'avversario. Quanto c'è del vero tasso in questo? Ma soprattutto, cos'è il tasso?
Meles meles è un plantigrado abbastanza grosso e robusto, appartenente alla famiglia dei mustelidi, che per le sue dimensioni sembra essere uno dei più grandi rappresentanti della famiglia. Pur trattandosi di un animale piuttosto pacifico, se viene provocato può rivelarsi molto combattivo e aggressivo, tanto da essere incluso fra gli animali pericolosi.
Il Tasso è un animale tozzo e pesante, con una testa piccola e allungata fornita di grossi denti aguzzi e decorata da una  mascherina nera su fondo bianco, che parte dal labro superiore per raggiungere la base delle orecchie passando dagli occhi. Il corpo ha una lunghezza variabile fra i 60 ed i 90 cm (esclusa la coda che va dagli 11 ai 24 cm) ed è caratterizzato da un colore grigio, mentre gola, collo, petto e zampe sono neri. Le zampe sono corte e robuste e fornite di lunghi artigli ricurvi, atti a scavare ed utilissimi per la difesa e l'offesa. Il corpo è ricoperto da un mantello morbido, con fitto e caldo sottopelo; il pelo viene utilizzato per la produzione di pregiati pennelli da barba (mah!).

Tasso in attesa di essere liberato

Il Tasso ha abitudini crepuscolari-notturne, mentre durante il giorno se ne sta tranquillo all'interno della sua tana, costituita da lunghe gallerie che collegano diverse camere all'interno delle quali stanno gli animali. La tana, che raramente può essere condivisa con animali di altra specie, come l'istrice o la volpe, presenta più sbocchi verso l'esterno, in modo da avere sempre un'uscita libera in caso di ostruzioni. In alcuni casi le diverse uscite possono essere utilizzate da più gruppi familiari che condividono la stessa tana. Le tane più vecchie  possono avere anche estensioni ragguardevoli, con numerose camere collegate fra loro. Normalmente il gruppo familiare è costituito da 5 o 6 individui.
Le abitudini alimentari del tasso sono onnivore e comprendono insetti, uova, piccoli mammiferi, nidiacei e carogne; la prevalenza dell'alimentazione, tuttavia, è costituita da vegetali, quali ghiande, frutta, cereali, tuberi, ecc.
Nella mia regione, la tradizione vuole che la "melogna" (nome dialettale del tasso), si nutra quasi esclusivamente di mele, motivo per cui le carni sarebbero eccellenti. Sinceramente non tengo particolarmente a indagare sulle qualità organolettiche della specie, anche perché è annoverata fra quelle protette.
Sicuramente è un animale dalle abitudini estremamente interessanti e che andrebbero approfondite. Io spero di avervi dato lo spunto per indagare un po' di più su questo simpatico e schivo animale.

Nella mia esperienza nel ho visti diversi e posso assicurare che non è fra gli animali che maneggio più volentieri (per non dire che mi fa proprio paura mettermici a contatto 😅). Ricordo che una volta mi hanno raccontato di un individuo che era caduto in una gebbia vuota o simili e quando è stato recuperato ha rotto il trasportino di metallo in cui era stato messo per il soccorso, liberandosene non appena tirato fuori. Il trasportino è ancora al cras e presenta le sbarre ripiegate.
Quest'estate, invece, un individuo ferito è stato recuperato a San Vito sullo Ionio da un mio amico e gli ha spaccato la gabbia di metallo in cui lo aveva messo. Fortunatamente i segnalatori ne avevano un'altra. L'animale poi è stato portato al cras di Messina (perché quello dove sono volontaria io non lo ha preso per vari motivi sui quali sorvolerei) e da poco è stato liberato presso l'oasi WWF del lago Angitola, al sicuro dai bracconieri, si spera. È stata una bella soddisfazione, che condivido con voi tramite la foto del post. Purtroppo mi si è rotto il PC e non ho altro materiale fotografico a disposizione finché non riesco a recuperarlo dall'hard disk.
In ogni caso, ora che avete conosciuto un po' l'animale che dite, il Tasso del mio racconto di fantasia gli assomiglia?

mercoledì 4 ottobre 2017

Disavventure odontoiatriche

Oggi, dopo una settimana che soffrivo per un dente del giudizio poco collaborativo, ho finalmente deciso di andare dal dentista. Non è che non ci volessi andare per paura o altro, semplicemente su queste cose sono estremamente pigra e inoltre non lo ritenevo utile, avendo già avuto fastidi da questo dente e pensando che si sarebbe risolto come al solito in un paio di giorni e con qualche goccia di tintura di propoli. Fra l'altro, con il pensiero di Ciro e la sua malattia, il dente era proprio l'ultimo dei miei pensieri. Quando, tuttavia, ha iniziato a darmi fastidio l'orecchio, oltre ad un mal di testa costante e dolori lancinanti anche con un semplice sbadiglio, mi sono arresa all'idea che mi toccasse trovare un odontoiatra. 
Trovato il numero di un conoscente di papà, abbiamo preso appuntamento e oggi pomeriggio siamo andati. 
Nel momento esatto in cui siamo entrati, ho immediatamente subito il classico intimidimento da studio medico, ma non ci ho dato troppo peso poiché lo studio era comunque piuttosto accogliente. 
L'assistente del medico mi ha fatta accomodare in sala visite e mi ha subito preparata con un simpatico telo usa e getta, di quelli che usano i dentisti, di un bel colore arancione acceso. 
Divertita dalla visione sicuramente più allegra del solito "verde chirurgia", ho atteso che arrivasse il medico, comparso poco dopo con l'aria simpatica e la casacca in tinta con il telo.

immagine presa dal web


Dopo la visita in cui mi ha spiegato accuratamente il problema, si è occupato di fare una pulizia intorno al dente, operazione tutt'altro che piacevole. Ora, non so dire se sia stato un'ipossia per l'irrigidimento dovuto al dolore o un semplice problema di ipotensione, fattostà che dopo un minuto stavo tentando, con  molta nonchalance, di non far capire a medico e assistente che il mio campo visivo si era ristretto ai minimi termini, con vampate di calore e giramenti di testa, cosa che mi è già successa altre volte, ma mai da seduta. 
Sospetto di aver assunto la colorazione sana di un pupazzo di neve e la cosa non dev'essere passata inosservata, poiché il medico ha prontamente abbassato la sedia visite e mandato l'assistente a prendere l'apparecchio della pressione ed un bicchiere di acqua e zucchero, con un ironico "impressionata? E quando faremo l'estrazione come facciamo?". Inutile dire che volevo morire lì. Io fra l'altro non sono il tipo che si impressiona (considerando che come "hobby" ho scelto qualcosa per cui spesso e volentieri estraggo, anche con una certa soddisfazione, larve di mosca da ferite necrotiche o da arti con le ossa  esposte e frantumate) e la pressione non era così bassa da giustificare quel crollo. Tutt'ora non ho capito cosa sia successo.
Mentre me ne stavo sdraiata con la testa in basso, l'assistente del dottore è tornata con l'acqua zuccherata, cosa che ha aperto un siparietto comico per la posizione in cui avrei dovuto bere mentre il dottore non voleva farmi sollevare per paura che crollassi di nuovo. Non essendo loro provvisti di imbuto per facilitare la deglutizione e in seguito ad un mio coraggioso "ma no, Dottore, sto meglio, non si preoccupi è già passato", l'odontoiatra ha sollevato di nuovo la sedia, cominciando a spiegarmi il mio problema al dente e come intervenire. Molto interessante, peccato che io abbia fatto l'errore di mettermi seduta e, dopo due minuti netti, sia finita di nuovo sdraiata gambe in alto con l'apparecchio della pressione e il secondo bicchiere di acqua e zucchero.
A parte l'aver preso tutti a ridere la situazione, il problema era che il simpatico odontoiatra con l'allegra casacca arancione ha deciso che finché non mi fosse salita la pressione diastolica sopra i 60 non mi sarei potuta alzare (cosa che ho apprezzato molto, in realtà). Al quarto tentativo rimasto inascoltato di spiegargli che, essendo io notevolmente ipotesa di natura, se avesse davvero voluto aspettare ciò, saremmo potuti stare lì vita natural durante, è rientrato in sala visite mio padre. Il mio povero genitore, in tutta la storia, era rimasto ad aspettare in sala d'attesa e, sentendo parlare da fuori tanto a lungo, si meravigliava di quanto fossero dettagliate le spiegazioni del dentista. Solo quando anche papà gli ha garantito che la mia pressione diastolica è sempre stata paragonabile a quella di un vampiro, il dottore si è finalmente deciso a farmi rialzare, lentamente, sollevando la sedia a tappe, senza fretta, con attenzione e insistendo per offrirmi un caffè.
In ogni caso (sebbene la testa ancora girasse) sono riuscita ad arrivare alla macchina con le mie gambe.
Comunque sia, dopo la pulizia il dente va molto meglio e in fin dei conti è stato utile a decidermi a farmi visitare dall'odontoiatra che, con il telo e la sua casacca arancione, mi ha anche messo allegria.



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lunedì 2 ottobre 2017

Doni d'autunno

Oggi mia sorella ci ha lasciato i suoi figli per andare a sbrigare delle commissioni, così, per togli... ehm... per tenerli impegnati, mia madre li ha fatti venire con me a passeggio con i cani, per andare a vedere le galline. 
Mentre passeggiavamo, pensavo al nuovo argomento di "Ispirazioni&co." e mi chiedevo come avrei mai potuto fare a scrivere un post sul tema "arancione". 
In ogni caso, ho pensato che era un bel po' che non vi ammorbavo con i miei "post-scampagnata", così, ne approfitto per scrivere uno dei miei soliti articoli da passeggiata domenicale.
L'autunno è iniziato e la campagna ci mostra quelli che forse sono i più bei colori della natura: il verde dei prati che con le prime piogge si riprendono dal caldo estivo e i colori variegati degli alberi, che in questo periodo si presentano come un patchwork di foglie verdi, gialle, rosse, arancioni e marroni. L'arancione è un colore base dell'autunno, ma richiamare il tema così è troppo facile.
Ben presto, questa tavolozza di pastelli naturali lascerà il posto al grigiore degli alberi spogli. A proposito di grigiore, non dimentichiamo il cielo che da azzurro e sereno sta rapidamente diventando plumbeo. Quelle nuvole non annunciano nulla di buono...
Accompagnando i nipotini verso il pollaio ho realizzato che gli alberi da frutto che fino ad una settimana fa mi sussurravano "aspetta e spera", con le prime piogge e le temperature rimaste comunque elevate, hanno cambiato la loro opinione in "muoviti che qui si perde tutto". Non il melo cotogno: per lui e i suoi discendenti spontanei c'è ancora tempo, ma è meglio tenerlo d'occhio. Il noce accanto, invece, sta già disseminando in giro i suoi frutti da un po'. Come sia arrivato lì è un mistero: nessuno si ricorda di averlo piantato (e visto il punto in cui è cresciuto non me ne meraviglio affatto) né abbiamo idea di quanti anni abbia, ma sicuramente almeno una decina. In ogni caso, lo abbiamo scoperto l'anno scorso, giusto perché io ho fatto caso ai frutti.



Continuando a camminare, superato il noce, il cotogno, il pontino sulla sorgiva ed una serie di alberi e piante che non ho idea di cosa siano, dietro il frangivento di ulivi, la mia attenzione è stata attirata da qualcosa che avevo dimenticato. I Kaki, ecco l'idea! Non c'è arancione più arancione in questo periodo. Come abbia fatto a dimenticarli è un mistero. Domenica scorsa sono passata  passeggiando con Ciro e Otto, ma erano ancora totalmente acerbi, mentre invece oggi la metà erano già da buttare, per la felicità di insetti, uccelli e piccoli animali golosi di frutta zuccherina. I nostri diospiri sono assolutamente biologici (per non dire totalmente abbandonati a sé stessi) e per riuscire a mangiarne i frutti bisogna arrivare prima degli altri commensali. Ovviamente non ci riusciamo mai, ma ormai le piante sono abbastanza grandi e ce n'è per tutti.



Immagino che vi aspettiate la solita pappardella sulla pianta e gli animali ad essa collegati, invece no. Stavolta vi devo deludere, perché di questa pianta (come in realtà della maggioranza delle altre), non so dirvi assolutamente nulla, nemmeno che qualità sia. Anzi, se qualcuno volesse darmi qualche informazione, non mi dispiacerebbe. Se non ricordo male, mio padre mi disse che sono i kaki vaniglia, ma vai a vedere se è vero. Sicuramente sono dolcissimi, senza semi e delicatissimi, nel senso che sono morbidi e si spiaccicano facilmente, per la mia felicità visto che li ho dovuti raccogliere a mano nuda, senza alcun attrezzo. Però sono buonissimi e poi colti e mangiati sono sempre un'altra cosa.
Bisogna stare attenti a mangiarli quando sono ben maturi, altrimenti allappano (termine che utilizziamo per indicare la sensazione spiacevole di "bocca impastata" lasciata dai frutti acerbi; non so se in italiano sia corretto). Tuttavia, essendo delicatissimi, raccoglierli al momento della maturazione può essere complicato per la facilità con cui si rompono.
Mia madre mi ha raccontato che loro li raccoglievano quando erano ancora acerbi, per poi lasciarli maturare sotto la paglia. Io ho preferito raccogliere quelli già maturi per cercare di salvare il salvabile.


Seppure intenzionata a prepararmi per fare una scorpacciata, però, avevo sempre promesso ai nipotini di andare a vedere le galline, motivo per cui la passeggiata è proseguita, passando davanti al melograno e poi arrivando fino al magazzino per prendere il mangiare per le ovaiole e il pulcino, momentaneamente isolato insieme alla chioccia per evitare problemi con le altre galline (su 25 galline ovaiole abbiamo avuto un totale di 2 pulcini, di cui uno è morto. Il pollaio non fa decisamente per noi).



Nel tragitto, ho ammirato ancora i colori delle piante, in cui, fra bacche e fiori  l'arancione non si è fatto desiderare.





A parte questi, c'è stato anche un incontro fugace con le ultime rose fuori dall'agriturismo, con i loro bellissimi petali rossi e vellutati.


Terminata la passeggiata, visitate le galline e portato loro da mangiare, mia madre è venuta a prendere in macchina i bambini e Ciro (che ancora non sta bene e non è il caso di fargli fare lunghi tratti di salita) e mi ha lasciato le cassette per raccogliere un po' di frutta. Mi sono quindi dedicata ai limoni nell'agrumeto, dove il colore delle foglie ha lasciato spazio al verde e al giallo, e alle noci, prese dall'albero del piazzale.



Nel raccogliere ho ricevuto un inatteso aiuto. Riuscite a trovare l'intruso?



Dopo di che, con calma, è stato il momento di dedicarmi ai dolcissimi e delicatissimi kaki.
Passando da un albero all'altro e scegliendo attentamente in modo da lasciare ai selvatici quelli ormai passati o molto aperti e raccogliere quelli ancora interi o poco spaccati, abbassandomi fra i rami ancora coperti da foglie variopinte dai colori dell'autunno e cercando i frutti migliori, sono sempre stata in compagnia dei miei intrepidi aiutanti, che dai rami alti della pianta mi facevano la guardia da insetti molesti e animali feroci.


A quel punto, dato che ero già lì ed ho notato che anche il melograno ha cominciato a disperdere i suoi frutti (dei quali non sono affatto golosa, no, no) e visto che, guarda caso, avevo ancora un po' di spazio in una delle cassette, ho preso anche qualcuno di questi.
Alla fine del saccheggio dei tesori autunnali, ecco il mio bottino:


Niente male, no?
La serata è finita bene quindi ma, vi ricordate il cielo diventato plumbeo che non ispirava fiducia? Ecco: il risultato è stato una doccia fuori programma insieme ai gatti, con arrivo a casa completamente zuppa. Il premio di consolazione, tuttavia, è stato una scorpacciata di dolcissimi frutti arancioni appena raccolti. In fondo, ne è valsa la pena.


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