Google+ La Natura che ci circonda

mercoledì 7 febbraio 2018

Il cane clinico (ovvero un caso ingarbugliato)

Sì, lo so che avevo detto che sarei entrata in pausa, ma tanto l'esame di domani è saltato e io ho bisogno di schiarirmi un po' le idee.
Io non ho un cane, ho una sfiga pelosa a quattro zampe! 
Giorno 25 gli avevo finalmente finito l'infinita terapia antibiotica, ma non convinta gli ho fatto ripetere l'ematocrito. I globuli bianchi ancora alti, ma decisamente scesi, mi davano il desiderio di continuargli la terapia, cosa esclusa perché gliela avrei fatta troppo a lungo. Anche se non ero convinta, ho interrotto tutto e via, come detto dai medici, anche se stavolta non lo vedevo completamente ripreso  (e l'esame del sangue era d'accordo con me). Dopo 5-6 giorni che sembrava andare più o meno bene,  ha smesso di alzarsi per venire a mangiare e alla fine, dopo averlo forzato, ho optato per l'avvicinamento della ciotola  (finito con il mangiare dalla mia mano e l'acqua con la siringa). 
Negli ultimi giorni non c'è più stato verso nemmeno di fargli fare le scale da solo a salire (con grande felicità della mia schiena) e ieri mattina l'ho fermato in tempo prima che precipitasse per la scala mentre uscivamo. Siccome ha anche in parte rifiutato il cibo, gli ho misurato la temperatura e aveva di nuovo la febbre alta, 39.7 per la precisione. Nel pomeriggio, quindi, siamo di nuovo andati dal veterinario a fare le analisi e, ripetendo l'ematocrito, gli abbiamo trovato i globuli bianchi più che raddoppiati.
Ora, la veterinaria ha deciso di cambiare completamente terapia. In effetti dopo le iniezioni la temperatura è scesa a valori normali (fortunatamente), per ora, solo che in questo modo la situazione si è incasinata di nuovo e ho le idee più confuse che mai e un livello di stress indescrivibile. Le ipotesi sono tre:
  1. La patologia non è dovuta ad un'infezione da zecca come pensavamo, cosa che per logica escluderei visto che la Leishmaniosi è negativa e, in tutti gli altri casi di malattie infettive che rispondono alla terapia fatta fin'ora,  avrebbe già infettato Otto (e, trattandosi di zoonosi, anche me). In tutta questa storia, però, di logico non c'è niente. 
  2. C'è una concomitanza di due diverse problematiche, il che spiegherebbe perché la terapia fatta fino ad ora non ha riportato a posto i globuli bianchi. 
  3. C'è un'antibiotico resistenza in corso e il quadro è sballato perché la malattia non ha ancora fatto in tempo a ripartire bene dopo la terapia appena terminata, ma con i globuli bianchi a quarantacinque mila e la febbre a 39.7, questa ipotesi non mi convince molto. 

In sostanza, nessuno ci capisce nulla, come al solito. Dovrei fare degli esami più approfonditi, ma senza sapere cosa cercare è difficile.
L'unica cosa certa è che abbiamo escluso la neoplasia alla milza: le masse sono sparite con la terapia antibiotica. Già questa è una buona cosa.
Sembra che stia rispondendo all'antibiotico generico, cosa che all'inizio della malattia non faceva, il che mi convince sempre di più che ci sia un problema multifattoriale. In tutto questo, per non farsi mancare nulla, ha una spondilosi, una displasia dell'anca e, per non farsi mancare nulla, forse c'è pure un crociato che non funziona come dovrebbe. La condizione ideale per una casa come la mia, con tre rampe di scale.

Comunque sia pare che stia reagendo bene alla nuova terapia. Domani prima di andare ad assistere all'esame vedremo cosa diranno i veterinari. Speriamo bene!
Buona notte.

Maronn' che stress!

martedì 23 gennaio 2018

Metto in pausa

Cari amici followers, pochi ma buoni, io sono quasi guarita (spero) per cui è arrivata l'ora di rimettersi a studiare, visto che i primi di febbraio avrò un esame (tragedia e disperazione).
Riprendere dopo un (autodiagnosticato) esaurimento nervoso che mi ha portata a smettere quasi completamente con gli esami per un anno e più (sostanzialmente mi sono fritta i neuroni l'anno prima, facendo un esame dietro l'altro e arrivando a girare per casa piangendo e dicendo che non volevo fare l'esame di luglio e non riuscendo più a rimettermi a studiare) non è il massimo, ma fra i buoni propositi del 2018 c'è quello di dare un taglio netto alle vicende universitarie, quindi o riprendo bene o mollo del tutto. Preferirei la prima ipotesi, soprattutto dopo essermi inimicata tutti gli organi universitari possibili e immaginabili facendo la guerra per la nostra assurda situazione (non avete idea di cosa comporti ciò che è scritto in quell'articolo). Almeno ora che siamo (più o meno) riusciti a sbloccarla, datemi la soddisfazione di finire. E poi all'ultimo esame che ho fatto, completamente contro voglia, preparato con un pellegrinaggio a Loreto di mezzo e in un tempo ridicolo, ho preso 30, il che dovrebbe essere un segnale che se mi ci metto d'impegno ce la posso fare. Perché buttare tutto all'aria a 11 esami dalla fine? (Il fatto che sia un anno e mezzo che dico 13, 12 o 11 mi prende veramente, ma veramente male). 
In ogni caso, tocca rimettersi a studiare, almeno provarci. Fare il medico veterinario è il mio sogno fin da quando ero piccolina. Non mi sono mai lasciata scoraggiare nemmeno dai lati negativi sbandierati da chi questo mestiere già lo fa (tutti i lavori hanno un lato negativo, no? Persino quelli in cui guadagni 50.000 o più euro al mese, per quanto possa sembrare incredibile, ce l'hanno).
Siccome io questo sogno non lo voglio rinchiudere in un cassetto a tripla mandata e buttare la chiave, allora è arrivato il momento di darci di nuovo dentro e friggere quei due o tre neuroni che sono scampati alla precedente padellata.
Metto tutto in stand by e mi butto di nuovo nella mischia.

Questa foto (che io adoro) è presa da qui

Non mi andava di continuare ad essere  completamente assente, per cui ho programmato un po' di post su "Spiriti delle Natura", visto che la febbre di questi giorni mi ha ispirata particolarmente. Con "La Natura che ci circonda" sono momentaneamente in pausa (molto lunga, lo so e me ne scuso) per mancanza di argomenti e di concentrazione (che non si fa sentire solo nello studio, per questo l'exploit di Spiriti della Natura mi fa ben sperare) ma conto di tornare presto e tornare anche a visitare i vostri blog. 

Per chi proprio non sopporta il mio racconto a puntate mi scuso, per chi ancora non ha provato a leggerlo lo invito a provare cominciando dall'inizio (ovvero dalla presentazione) e di farmi sapere, sinceramente, cosa ne pensa (sono ben accetti anche gli insulti); per chi invece lo sta seguendo e gli piace, spero che apprezziate questa piccola carrellata di post. La storia non potrà andare avanti ancora molto, poiché essendo dedicata ai capostipite salta qualche decennio fra un avvenimento e l'altro, quindi inevitabilmente dovrò concluderla o spostarla sulla vita dei discendenti e poi intrecciare di nuovo tutte le storie (un gran casino, ma non impossibile). Vedremo. Dipenderà dal tempo a disposizione e dall'ispirazione.

Intanto vi abbraccio e vi do appuntamento a dopo gli esami.

P.S. probabilmente questo post sembrerà delirante e sarà pieno di errori. Abbiate pazienza: è scritto di getto e non l'ho riletto. Devo andare a studiare.
Ciaoooooooooooo!!!!

P.P.S. ah, dimenticavo. Con questo post partecipo a:


sabato 20 gennaio 2018

Insieme (a Patricia) raccontiamo 29

È già arrivato il 20 del mese (e questo mi mette una notevole ansia per gli esami in arrivo e la totale e continua mancanza di concentrazione per lo studio) e, ovviamente,  l'appuntamento con "Insieme raccontiamo" di Patricia Moll, del blog "Mirtylla's house". Ho saltato quello di Dicembre, ma non potevo saltare il primo del nuovo anno. A proposito, ne approfitto per farvi gli auguri per il 2018 (stendiamo un velo pietoso sul mio inizio anno).


Le regole ormai le conoscete tutti, ma per un veloce ripasso le trovate qui.
Al solito, troverete l'incipit di Patricia in violetto e il mio finale in verde. Pronti? Ok, allora si comincia. 

Quando si dorme

Era sfinita. Stanchezza, stress, rompimento di scatole... non ne poteva più. Aveva solo voglia di riposarsi e dimenticare tutto e tutti almeno per un po'.
Si gettò sul letto al buio e fu allora che....

sentì un rumore, come qualcosa che cadeva infrangendosi. Perfetto, ci mancava solo questa! Il gatto doveva aver fatto cadere qualcosa, forse un vaso.
Cercò con la mano l'interruttore dell'abat jour, ma prima che potesse trovarlo, vide una piccola luce schizzare da una parte all'altra nella stanza. Ma cosa poteva essere? 
Trovò l'interruttore e subito dopo sentì un nuovo "crash". Addio abat jour! Forse non era stato il gatto.
Prese il libro che aveva sul comodino e si mise in agguato. Appena la piccola sfera luminosa le passo di nuovo vicino a tutta velocità, sferrò un colpo secco con il libro. "Sbam!" Presa in pieno! 
Corse ad accendere la luce della stanza e si trovò davanti un esserino grande poco più di un pollice, con un grande cappello a punta sulla testa. 
- Ohi, ohi! - esclamò lo gnomo. - Ma ti pare il modo? -
- Ok, è ovvio che io stia facendo solo un buffo sogno. - disse lei fra sé e sé. 
- I sogni non si prendono a librate, sai? -
Lei si scusò e fece notare all'esserino che lui, oltre ad averla spaventata, aveva rotto degli oggetti in casa sua. 
- Ad ogni modo, chi sei? E cosa ci fai qui? -
- Oggi hai salvato un cucciolo di cervo da una trappola, non è così? -
- Sì, ma tu come lo sai? -
- Semplice, noi gnomi siamo molto legati agli animali. Quello che hai aiutato oggi è un nuovo nato del mio gruppo familiare.-
- Oh, capisco! - esclamò lei, sempre più convinta che si trattasse di un sogno. 
- Ti siamo tutti molto riconoscenti. Hai un cuore buono, ma sei molto triste, per questo sono venuto ad offrirti la possibilità di venire con me. -
Le diede una piccola caramella colorata e sparì in un "puf" dicendo:
- se vuoi fuggire da questo mondo così stressante, mangiala. Qualcuno verrà a prenderti. -
Si ritrovò sdraiata sul letto, ad occhi chiusi. Accese l'abat jour, che era ancora al suo posto, e si sedette sul letto a pensare. 
- Ma che razza di sogno...-
Si guardò in mano e trovò la piccola caramella colorata. Rimase perplessa, per un momento, poi sentì bussare. Andò ad aprire e si ritrovò davanti un maestoso cervo maschio, dai grandi palchi. 
Un attimo di esitazione e decise di farlo: prese il gatto con sé e mangiò quella strana caramella, pronta finalmente a fuggire da tutto e tutti. 




Ed eccoci qui, mi sa che questa volta ho superato un po' i limiti di parole. Mi perdonate? 

Io comunque, in attesa dello gnomo che venga a salvarmi, partecipo anche a:




domenica 10 dicembre 2017

Ospite inatteso

Il bello di un agriturismo in campagna è la possibilità di stare a contatto con la natura, animali compresi; meno bello è quando, controllando che nella struttura sia tutto a posto, si trova un pezzo di quella natura all'interno. Ben inteso, se andando in un agriturismo mi trovassi qualche bestiolina davanti, non mi scandalizzerei più di tanto, sapendo come funziona la vita in campagna, anzi, mi farebbe anche piacere, ma so bene che non tutti gli avventori la pensano come me. Per questo motivo, quando mio padre mi ha detto di aver trovato un "aspidello" (termine che usa, non ho capito perché, per identificare la biscia dal collare, tutt'altro animale) di una ventina di centimetri in una delle camere e non essere riuscito a farlo uscire, ho capito che era il caso di intervenire rapidamente, sia per il serpente, sia per gli eventuali avventori. 
Già immaginavo cosa avrei trovato, ovvero un giovane biacco inferocito, che pensava di aver trovato un buon riparo per l'inverno. Così è stato. Ieri sono andata a cercare nella camera con un conoscente e lo abbiamo trovato ben nascosto in un angolo. Prenderlo non è stato possibile, perché il disgraziato, che appena disturbato ha fatto capire di non voler essere importunato, si era infilato mezzo dentro e mezzo fuori da un pozzetto elettrico. 


Dopo aver tentato invano di prenderlo, con una discreta paura di fargli male, abbiamo rinunciato per ritentare stamattina, sperando che si spostasse in qualche punto meglio raggiungibile.
Oggi l'ho trovato nel bagno, perfettamente allo scoperto, così sono riuscita a prenderlo immediatamente  (e lui mi ha ricambiata con un bel morso, ma essendo così piccolo nemmeno si sente). Ci tengo a precisare che il biacco è aggressivo se disturbato, ma assolutamente non velenoso.


Bellissimo, vero? 
Comunque, l'ho messo in un cestino della carta per trasportarlo e assicurarmi che stesse bene e poi sono andata alla ricerca di un punto idoneo per liberarlo. 


Pur non avendo gradito molto il mio intervento, devo dire che ha invece apprezzato la nuova casa scelta per lui. Spero che riesca a diventare un grosso biacco nero, divoratore di piccoli mammiferi, anfibi, sauri e altri serpenti (mangia anche le vipere, lo sapevate?), ma che d'ora in poi stia lontano dall'agriturismo.
Dove l'ho liberato? 
Sotto un bell'ulivo, cercato e scelto fra tanti per le piccole cavità presenti, che possa fornirgli  (almeno spero) un buon riparo dai predatori e un rifugio per il letargo invernale. 




mercoledì 29 novembre 2017

Insieme (a Patricia) raccontiamo 27 - La scomparsa

E ci risiamo: puntuale come le tasse (ma  decisamente molto più piacevole) è tornato "Insieme raccontiamo" ed io me lo stavo perdendo, come al solito. 
Ormai conoscete le regole, per cui non le ripeterò. Vi lascio, invece, all'incipit di Patricia  (in viola) e al mio finale. 
Buona lettura!



Si stava preparando il caffè pensando a cosa avrebbe dovuto fare per sistemare una determinata questione. La tivù era accesa come sempre, un sottofondo che ormai quasi non sentiva più.
Improvvisamente il volume audio si alzò in maniera assordante. Si voltò. La tazzina le cadde dalle mani.
C’era una sua foto sullo schermo. Una foto di tanti anni fa, quando ancora era una ragazza piena di speranze e carina.
“Vi mostriamo la foto della ragazza scomparsa. Chiunque la vedesse è pregato di rivolgersi alle Forze dell’Ordine. Ricordiamo che è introvabile da ieri pomeriggio e che al momento della sparizione indossava blue jeans azzurri, felpa rossa con la scritta bianca my sweet love, scarpe da ginnastica blu. Risponde al nome di….”

Il conduttore televisivo scandì bene il nome: "Daniela."
Quella foto ritraeva certamente lei, non c'era dubbio, ma non ricordava affatto di averla scattata, né tanto meno di aver mai posseduto gli abiti descritti. E poi il nome era diverso, lei non si chiamava "Daniela".
Tornò a fare attenzione alle parole dette in TV.
"...un biglietto con sopra scritto: - Colosseo 1974. 43 anni dopo, stessa ora. -"
Quella scritta le fece balenare in mente un ricordo ormai assopito nel tempo, il pensiero di un sogno.
30 novembre 1974, quarantatre anni dopo, ovvero l'indomani. Prese la giacca e corse in stazione. Comprò un biglietto per il treno notturno e partì, cercando di ricordare quel giorno di tanti anni prima.
Il 30 novembre 2017, alle 9:45 in punto si trovava a Roma, davanti al Colosseo. Il punto esatto non lo sapeva, ma ricordava un centurione romano e si mise vicino ad un figurante. Il cuore le batteva forte in petto e si guardava intorno emozionata.
"Ciao Elly!" Una voce alle sue spalle la salutò. "Ero certa che saresti arrivata".
Si girò e vide una donna identica a lei che le sorrideva. Teneva in mano una foto che rappresentava un uomo e una donna con in braccio due bambine identiche, Eleonora e Daniela, gemelle separate tanti anni prima, quando il 30 novembre una delle due era scomparsa vicino al Monumento senza lasciare traccia. Osservava attonita quella figura quando il suono di un clacson la fece sussultare.
"Abbiamo tante cose da raccontarci..." riuscì soltanto a dire.
La gemella annuì.
"Io non ho fatto colazione: prendiamo un tè da qualche parte, che ne dici?" 
E si incamminarono insieme in mezzo alla folla.

domenica 26 novembre 2017

Quando l'ispirazione chiama

Quando l'ispirazione chiama, bisogna per forza rispondere. Per questo motivo l'altro ieri, dopo anni che fissavo un certo angolino del muro, ho deciso di tirare fuori colori e pennelli e cercare qualche bella immagine per prendere spunto. In questo modo ho trovato una foto di un assiolo con piumaggio intermedio fra il grigio e il rosso ed ho preso la matita per buttare giù la bozza.


Peccato che sembrava decisamente più un gufo che un assiolo così ho provato a snellirlo un po'. Dopo la dieta dimagrante il risultato mi è sembrato decisamente più somigliante al piccolo strigiforme.




Essendo più o meno soddisfatta della sagoma, ho iniziato con i pennelli. Prima sono partita dalla cavalletta, poi sono passata ai particolari in nero e ai caratteristici occhi gialli. 






L'effetto che ne deriva mi piaceva molto, ma ho preferito continuare con il piumaggio... E me ne sono pentita amaramente. Solo, quando sono passata al colore vero e proprio, mi sono resa conto di quanto sia effattivamente complessa la livrea di un assiolo.


"Prima una base di grigio, poi il rosso, che non è tanto, o forse sì. Una pennellata qui, una lì, qui è più scuro, qui è più chiaro... oddio, che ho combinato??? Ah, no, giusto."
Più andavo avanti e più mi sembrava che non andasse bene. In fin dei conti sono un'auto didatta, non conosco le tecniche e nemmeno i colori. Mi tocca improvvisare.



Ecco, ancora un po' di rosso, poi passo alla coda e alle foglie.


Ma ho dimenticato un pezzo!


Ecco qui. Sostanzialmente è un gufo e non un assiolo ed è concettualmente sbagliato sia il pasto che il colore degli occhi. Mi sono inventata una nuova specie, l'assiufo, che mi guarda male appollaiato su un ramo di qualche pianta strana spuntata sul mio muro. 
Diciamo la verità: ho il PC rotto ed ho dovuto guardare l'immagine dal cellulare,  ingrandendo e rimpicciolendo l'immagine a seconda di ciò che guardavo. Probabilmente ho anche sbagliato pennelli e tecnica. Non l'ho ancora finito e sbaglierò ancora con le ombreggiature, comunque i risultati non mi sembrano tanto male per essere una principiante autodidatta, no?



domenica 22 ottobre 2017

Il cane geloso e il cane attore

Avete mai avuto un cane che, quando ritiene che non gli stiate dando abbastanza attenzione, tira fuori acciacchi improbabili? La zampina che gli fa male senza una causa comprensibile, gli occhioni da cucciolo disperato che vi fissano, l'incapacità di alzarsi anche per fare la passeggiata, fino a quando non lo prendete di peso e lo mettete fuori di casa o magari, preoccupati, lo portate dal  medico veterinario. Ecco che, nel preciso istante in cui ha la vostra attenzione (o quella del dottore) magicamente passa tutto. La zampa non gli fa più male e l'impossibilità tragica di mettersi in piedi scompare. Se poi in cambio c'è un biscottino, non ne parliamo proprio.

"USCIAMO?"

In pratica non avete un cane, avete un drammaturgo greco pronto a interpretare la sua parte ogni volta che, per impegni o magari semplicemente perché siete stanchi e stressati e per un periodo vorreste solo rilassarvi leggendo a letto, il povero Fido decida che lo stiate trascurando troppo.
Ecco, questa è la descrizione di Ciro, il cane più paravento che esista. In realtà, il primo giorno in cui l'ho portato dal veterinario, questo me lo ha adocchiato in grande stile; mentre lo visitava l'ha detto! La frase fatidica per cui ora lo vorrei abbracciare forte, forte, forte, con lo stesso affetto di un boa con un topo, è uscita puntuale dalle sue labbra: "questi sono i cani che dal veterinario ci vengono solo per il vaccino!". Preciso come un cupo jettatore ha colpito il suo bersaglio, tant'è che il nuovo veterinario un giorno, l'ennesima volta che l'ho chiamato in poche settimane, mi ha chiesto perché il mio cane cercasse di suicidarsi. Ha avuto la rogna, l'otite e l'otite purulenta, un veterinario  (sempre il signor fortuna della premonizione) gli ha beccato un nervo facendogli un'iniezione intramuscolo, ha sofferto di reni, in un giardino ha saltato un muretto facendo un volo di 4 metri, ha calpestato un'ape, è stato attaccato dalle vespe passando vicino a un nido, si è misteriosamente lesionato la cornea di un occhio, le ha prese svariate volte dai cani di alcuni parenti che fuggivano dal giardino (e una delle ultime volte gli è costata venti giorni di terapia), si è aperto un piede non ho mai capito come, ecc.
Ora, lo sapete perché ve l'ho raccontato in questo post, il mio peloso partenopeo di nome, per non farsi mancare nulla, ultimamente è stato parecchio male per cause sconosciute (anche se alla fine ci siamo orientati su una Piroplasmosi), motivo per cui mi sono preoccupata a morte, già pensando a quale alberello piantare sulla sua tomba, anche perché pure il veterinario non era particolarmente ottimista. Fortunatamente, alla fine questa reincarnazione di sfiga canina, che nonostante tutto è il cane più buono del mondo, si è ripreso molto bene ed è tornato quello di prima. Il problema della malattia che sospettiamo  (e per la quale al momento non posso fare il test sierologico per motivi di portafogli) è che c'è la possibilità di una recidiva, motivo per cui ovviamente siamo in allerta.
Inutile dire che il povero Otto, l'altro cane,  ha ricominciato ad essere isterico. Il mio "diavolo rosso" è affetto da sindrome da privazione sensoriale, il che lo rende un fifone di prima categoria, tanto da diventare una pila elettrica sbavante e trenante anche se accendo la lampada delle zanzare (infatti l'ho appena dovuta spegnere, anche se mi stanno dissanguando). Per ovviare a questo fatto, abbiamo lavorato tanto con lo psicobaulogo (che sarebbe il veterinario comportamentalista, ma detto così non rende l'idea) per fargli superare la cosa cercando di fargli trovare in me la sua sicurezza, cosa che ha funzionato perfettamente. A dire il vero, anzi, ha funzionato pure troppo, tanto che alla fine sono finita dall'educatrice per cercare di renderlo più indipendente. Premetto che non ho potuto terminare le sedute, comunque in parte è andata bene, tanto che la sua collocazione spaziale preferita è passata da addosso a me a sempre addosso a me, ma con la differenza che almeno per un po' sono riuscita ad uscire lasciandolo in giardino senza dover giocare ad "1, 2, 3, stella" tutte le sante volte che metto il naso fuori di casa, situazione in cui lui mi segue ma appena si accorge che mi giro a guardarlo si blocca e fa finta di guardare da un'altra parte. Comunque il pianto greco appena provo ad uscire non glielo toglie nessuno.

Ferma su galline 

Per darvi un'idea di come Otto non sia assolutamente dipendente da me (leggasi "ironia"), vi faccio un esempio: quando ripasso una materia cammino e solitamente lo faccio intorno a un tavolo. Otto mi segue regolarmente passo passo per i primi 10 minuti, finché non capisce che non vado da nessuna parte e può rilassarsi sotto il tavolo, al centro, in modo da essere sempre equidistante da me senza mai però perdermi di vista. Se, per puro caso, cambio itinerario viaggiando avanti e indietro da una stanza all'altra, lui immediatamente si alza e ricomincia a seguirmi.
Ora, immaginate il legame patologico di Otto verso di me e traslatelo in una situazione in cui il 90% della mia attenzione è stata rivolta a Ciro per avere l'idea dello stato catastrofico in cui è andato a ritrovarsi lui, che normalmente non mi permette nemmeno di accarezzare gli altri animali perché si mette prepotentemente in mezzo. Nonostante questo è sopravvissuto allo stress, ma ha ripreso buona parte di quei comportamenti che eravamo riusciti a debellare, compreso il non farmi uscire di casa da sola. Attualmente, ha iniziato anche a zoppicare, motivo per cui è sotto stretta osservazione e, be', un po' più di coccole alla fine dei conti se le merita.
Ora, c'è da dire che tutti i miei animali mi sono particolarmente legati e tendono a seguirmi, tanto che mia madre mi ha soprannominata "San Francesco". Quando studio me li ritrovo tutti accoccolati vicino, ma Otto è quello che normalmente si becca anche il ripasso finale, guardandomi con quegli occhi fissi e la testa piegata di lato come a dire "ma che cose strane stai dicendo?". Normalmente comunque sono tutti svenuti nelle vicinanze ad aspettare che gli dia retta, anche se pure in quei periodi la mia mancanza la sentono.




Finisce tutto così? Manco per niente! 
Caso ha voluto che per motivi di impegni e di stress cosmico, nell'ultimo periodo sia stata a casa poco e di conseguenza abbia dato poca confidenza ai miei pelosetti. Fra l'altro, con la stagione autunnale e sempre per gli impedimenti materiali di cui sopra, ho dovuto interrompere l'alimentazione umida per ricominciare con i croccantini, per cui Ciro si è ritrovato da iper coccolato e super viziato, con me che facevo la guardia perché gli altri animali non gli rubassero il cibo e una volta gli ho persino permesso di salire sul mio letto, a dover fare i conti con il ritorno ai croccantini e la condivisione delle attenzioni.



Dopo meno di una settimana di croccantini il commediante ha messo in pratica ciò che ha imparato in quasi 11 anni di infortuni: "Sto male = tante coccole e vizi". La zampa anteriore di Ciro, infatti, qualche giorno fa ha ricominciato a dargli fastidio... solo finché non si trattava di uscire fuori ad abbaiare contro qualche animale selvatico.
Ora, magicamente, dopo che ieri ho cominciato a massaggiare la zampa di Otto che invece zoppica da più giorni (e lui, di solito, non recita) e a stargli vicino per capire se ci siano altri sintomi, stamattina Ciro ha ricominciato a non poggiare la zampa posteriore, esattamente come faceva i primi giorni di malattia a settembre. L'unico problema è che lui zoppica SEMPRE da quella zampa o dall'anteriore destra quando cerca attenzione,  per cui ora non si capisce se recita o se ha davvero dolore. Sicuramente per ora mangia e la temperatura è normale, inoltre non è improbabile che siano semplicemente acciacchi dell'età, ma nel frattempo qui si sta con il termometro a portata di mano ad assicurarsi che l'appetito non subisca diminuzioni e soprattutto a chiedersi se stia male davvero o meriti la nomination come miglior attore protagonista.
In ogni caso, lunedì una gita dal veterinario non gliela leva nessuno. 

E voi avete mai avuto animali "attori" o super gelosi?